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Castelvetrano non è solo 'mafia'. C'è anche la Fontana della Ninfa



Questo è un post di otto anni fa che voglio ripubblicare a riprova di come sia difficile combattere i negazionisti e i minimizzatori della mafia, i più pericolosi ed efficaci alleati della mafia!!
Giusto alcuni giorni fa, al culmine del dibattito cittadino Iddu sì Iddu no,  ci è toccato di leggere un "appello", a firma del "giornalista" Antonio Colaci, alla stampa nazionale perché parli solo delle cose belle di Castelvetrano e smetta di dipingerci come città di mafia. 









 

"Castelvetrano non è solo 'mafia'. C'è anche la Fontana della Ninfa e Selinunte."


    

    Questo in sintesi l'articolo su Italia Oggi di Domenico Cacopardo. Sufficiente per scatenare l'entusiasmo sospetto del Sindaco Errante e dei giornalini locali.

    Gli "avevano detto che Castelvetrano, la patria del nemico pubblico n°1 in testa all'elenco dei ricercati dalle polizie di tutto il mondo, era come Abbottabad

    Chissà poi chi glielo aveva detto: certo uno che era stato ad Abbottabad.
Essendo in zona, Domenico Cacopardo, è voluto andare a vedere.


"Certo, la sensazione che si riceve arrivando dalla Strada statale 115, Sudoccidentale sicula ai sobborghi della città non è lontana da Abbottabad.

Anche lui conosce Abbottabad?.

    Però, poi, zac, "l'Ospedale Vittorio Emanuele, un complesso di tutto rispetto architettonico”.
    Nota, inoltre, che "la città, non un paese" si trova "in una posizione strategicamente importante
per gli sviluppi turistici, anche per la vicinanza di uno dei più bei siti archeologici del mondo: Selinunte." "Naturalmente, mi sono subito diretto nel centro cittadino.
La prima cosa che colpisce è la fontana della Ninfa, formata da quattro..."
    e dopo averci guidato tra le bellezze di cui Castelvetrano non è priva (Efebo, Teatro, Chiesetta normanna) conclude:

Ciò che rimane è la certezza che Castelvetrano non è solo la mafia ma ben altro. Testimonianze del passato e l’idea che anche il presente offra possibilità di sviluppo economico e di crescita culturale. Un altro territorio in movimento, comunque in marcia nel nuovo millennio".




    E il sindaco Errante, lo stesso che “Matteo Messina Denaro non è il nostro prima problema!”, ignaro ancora che il suo comune di lì a poco sarebbe stato sciolto per mafia, non si lasciò sfuggire l'occasione di pubblicizzare l'articolo:

"Voglio portare alla vostra conoscenza il bell’articolo che lo scrittore Domenico Cacopardo ha pubblicato nei giorni scorsi sul quotidiano a tiratura nazionale Italia OGGI.

L’ennesima dimostrazione di come, quando si guarda ad un territorio senza preconcetti e con lo spirito del viaggiatore che trascorre del tempo e si sforza di andare al di là del proprio naso, emergono dei ritratti che sono molto più vicini alla realtà."


Com'è straordinaria la capacità di gloriarsi del nulla!


Non andare al di là del proprio naso” è proprio quello che ha fatto Cacopardo!!


Migranti ex-cementificio. Peggio dei rifiuti?

FOTO) Ex cementificio occupato dai migranti. Le ruspe dell'Esercito per  distruggere gli accampamenti abusivi - Castelvetranonews.it

 «Ripristinata la legalità» 


Il pensiero che a qualcuno della stampa locale sia venuto in mente un titolo così mi fa crucciare per la superficialità e vacuità del suo significato. Un'illegalità consumata sotto gli occhi di tutti ogni giorno, ogni mese, ogni anno per quasi tutto il nuovo secolo ripristinata? E chi paga per avere consentito un tale scempio della dignità dell'uomo? Ripristinata? Scusate il disagio che l'assenza decennale di legalità vi ha causato. Con tutti i problemi connessi alla presenza dei migranti stagionali che vengono a lavorare qui per i locali imprenditori agricoli portando e subendo fenomeni di caporalato e sfruttamento la superficialità dei commenti si focalizza su spaccio di droga e prostituzione.
Dopo dieci interi anni che lo stato, nelle figure dei sindaci, del prefetto, degli imprenditori agricoli locali, ogni benedetto anno ha sopportato che si consumasse la stagionale abiezione di auto-improvvisati campi di migranti, di questo in particolare, all'interno di un ex-cementificio, lontano dagli occhi, dalla legalità e dalla decenza, adesso ci vengono a dire che “Lo Stato è presente a Campobello. Risultato importante” Sindaco Castiglione.


Presente? Dopo dieci anni di assenza?
In realtà i sindaci sapevano da sempre e hanno pure, talvolta, sollevato la questione al prefetto. E si sono pure tenuti "tavoli" tra tutte le parti interessate pressoché annualmente.
Ma dieci anni per mettere in campo le ruspe dell'esercito (i "guastatori", addirittura!) non mi sembra solo un tempo inaccettabile, come i trent'anni di latitanza di MMD, ma decisamente inadeguato.

 Sì, Lo Stato è presente a Campobello, comune sciolto per mafia ho perso il conto di quante volte, dove MMD viveva indisturbato da anni.


Immagine articolo: Sgombero migranti ex Cementificio, parla il Sindaco Castiglione: “Stato presente a Campobello. Risultato importante” 

Le ruspe dell'esercito! Ma non si era detto a quei famosi "tavoli" che per risolvere il problema in maniera razionale e umana bisognava prima approntare i necessari e decenti alloggi in cui potere spostare centinaia di persone così come, per la verità, è stato fatto qualche centinaio di metri più in là, in territorio di Campobello, con le unità abitative regalate in quel caso dalla Croce Rossa?


Non-so-chi pensava di mandare i "guastatori" dell'esercito per radere al suolo tutto indiscriminatamente. Sarebbe stato un disastro ambientale e l'impossibilità di separare il cemento dai rifiuti e differenziare quest'ultimi per un possibile smaltimento. Meno male che Babos c'è. L'ingegnere della Sager ha fatto bene a prendersi la briga di concordare con l'esercito le modalità operative.


Comunque, sì. Ci hanno inondato di servizi i giornali locali. Sappiamo tutto nei dettagli. La Sager ci ha spiegato per bene come si procederà per la raccolta dei rifiuti e quanto tempo occorrerà, mesi.


Quello di cui non abbiamo notizie sono gli esseri umani interessati da questa operazione. Neanche una parola sulla fine di questi migranti. Quanti sono? È stata trovata un'altra sistemazione per loro? Momentanea? Stabile. Nemmeno una parola su di loro!

L'unico accenno che il giornalista ha fatto a questi poveri cristi è stato che "c'è chi teme che possano tornare a montare le tende nello stesso posto".

Significa che non sono state trovate delle sistemazioni alternative per i migranti che occupavano quel campo!

Ma, allora, certo che torneranno. Devono pur dormire da qualche parte.


Peggio dei rifiuti? 





Una "scuola di pittura" nella chiesa sconsacrata?

Questa è la Vitalità che alcuni rimpiangono.

 Troppi castelvetranesi si lamentano che il sistema delle piazze appaia senza vita, deserto. Allora, io dico che troppi castelvetranesi hanno dimenticato quelle stesse piazze prima della pedonalizzazione o non erano nati. Le piazze erano, sì, piene ma di automobili parcheggiate e di passaggio ed erano vuote di persone esattamente come ora. La piazza Garibaldi non è mai stata un punto di ritrovo, un catalizzatore di presenze, a parte la presenza di circoli associativi per nobili "terrafondai" (Gioventù) o operai (Operaia) sfaccendati seduti sul marciapiedi davanti l'entrata. Non lo è mai stata se non occasionalmente perché vi si svolgevano eventi di tipo religioso - l'Aurora - o politico - comizi ogni anno - oppure carnascialesco - lu nannu e la nanna. È sempre stata , come le piazze adiacenti, un attraversamento che univa il sud con il nord, come testimonia la forma stretta e lunga nord-sud della nostra città. E se proprio vi riesce difficile scavare nella vostra memoria o siete troppo giovani, vi mostro com'erano le piazza con le auto. Ugualmente vuote di persone!

 

Alcuni pensano, e neanche si vergognano, che basterebbe riaprire il sistema delle piazze al traffico per vivificarlo, per affollarlo. "A ns. modesto avviso a nulla può servire la sollecitazione ad incentivare le attività commerciali senza aprire nel Sistema delle Piazze la circolazione veicolare ..." scrivono. Per loro vita è smog, posteggi e automobili. E basterebbe, secondo loro, una scuola di pittura nella chiesa sconsacrata del purgatorio per riempire le piazze di entusiasti giovani che, sappiamo, amano la cultura e le arti in genere. È per mancanza dell'appeal culturale che le piazze sono vuote. Come se non ci fossero già edifici e opere architettoniche di grande pregio. Sono disposti ad aprire l'ennesimo bar, l'ennesimo bar alternativo "Vino e cultura", l'ennesima panineria o edicola, a condizione che sia drive-through, con le auto fin dentro i locali. 

Vogliono vitalizzare il sistema delle piazze con le auto.

 

 Con un bar, una cartoleria , un'osteria "culturale" le piazze si riempirebbero di turisti, quei turisti che non hanno neanche un albergo in cui soggiornare al centro, quei turisti mordi e fuggi che, diretti a Selinunte per una breve visita ai templi, vengono abbandonati, senza guida alcuna, senza un ufficio informazioni che li coccoli, in piazza Dante al mercatino. Alcuni svogliatamente vi si inoltrano per visitare un mercato popolare come qualsiasi al mondo, altri spaesati invece si avviano lungo la via Garibaldi, su fino al Museo, piuttosto scarno e buio, e poi fino al sistema delle piazze la cui quiete e pace esalta la grandezza e monumentalità dei luoghi. La piazza non affollata e senza auto è forse l'unica cosa apprezzabile di Castelvetrano e sono sicuro che anche i turisti apprezzano moltissimo, come anch'io. 

 

 


 Invece per alcuni il commercio è la sola forma di vita che esiste. E che commercio! Sembra che la gente non viva se non va a ubriacarsi la sera in un'osteria nel sistema delle piazze, adesso si chiamano bar, e ci vogliono andare con il muso dell'automobile tra i tavolinetti. La quiete e il "deserto" del sistema delle piazze è una delle cose decenti che ci sia a Castelvetrano. 

In tempi in cui i municipi decentralizzano i servizi ai cittadini per l'inadeguatezza dei vecchi edifici, c'è qualcuno che vorrebbe che il comune avesse comprato il Palazzo Pignatelli, un buco nero finanziario se si decidesse di recuperarlo a un uso civile, sicuramente inadeguato ad accogliere uffici municipali. Neanche l'equivalente dei debiti che abbiamo sarebbe bastato per comprarlo e restaurarlo. 

E affollare i castelvetranesi nel sistema delle piazze perché? Per far fare affari al bar di sotto o alla cartoleria a dieci metri? Questa sarebbe fare ritornare alla vita il centro di Castelvetrano? Un flusso continuo e inquinante di autoveicoli e trasformare le piazze in parcheggi?

Se anche volessi ammettere, per un attimo, che prima c'era più gente in giro nel sistema delle piazze, neanche potrei ignorare la causa reale dell'abbandono del centro di castelvetrano che è la scelta dei grossi commercianti di spostarsi nell'area artigianale, il nuovo centro di Castelvetrano, a scapito dei piccoli che non hanno le risorse o la convenienza a portare lì laloro attività. 

 

Quanta vita con le auto!

Non dobbiamo dimenticare che questa non è una guerra tra cittadini, quelli favorevoli al centro storico e quelli che preferiscono il nuovo centro. È come sempre una guerra economica tra imprenditori, piccoli contro grandi, che non si può risolvere aprendo al traffico la piazza o facendo una "scuola di pittura" nella chiesa sconsacrata.

 

Dobbiamo farcene una ragione. Il centro del commercio è a Castelvetrano sud. Non vedo cosa ci sia di disdicevole in questo Tutti troviamo grandi vantaggi e una grande comodità in questa recente sistemazione. Capisco le difficoltà dei piccoli commercianti del centro ma non saranno i cittadini che a frotte accorreranno alla scuola di pittura nella chiesa sconsacrata o alla collegiata che potranno invertire la tendenza.

Piuttosto, prendiamo atto della realtà e dedichiamo la giusta attenzione al recupero  di un'area, quella artigianale, che, nonostante l'importanza che ha assunto, è nata male e peggio continua. Bisogna riqualificarla quella zona pianificando le necessarie opere infrastrutturali del tutto mancanti. Marciapiedi, corsie pedonali sulla SS 115 che arriva alla rotonda, corsie ciclabili da Cvetrano, passaggi sopraelevati o sottopassaggi per l'attraversamento di un'arteria dal traffico continuo e pericoloso, e quant'altro sia necessario per trasformare un'area dalle grandi potenzialità, ma in condizioni da far west,  nella nuova agorà di Cvetrano.

Senza trascurare la vivibilità e la vitalità del centro storico, quelle culturali, però, non commerciali.

Gli uomini di cultura castelvetranesi. Che abbiamo fatto di male per meritarceli?

 

"Vieni a scaliare la merda dei cani per vedere se stanno in salute,
se gli vuoi bene, e capirai che il meridione è Ballarò." G.Bonagiuso



L'elzevirista "rococò" colpisce ancora. Per chi avesse la pazienza e le palle per ingoiare un mattone questo è il link.

https://bit.ly/2XzTAPv


La lettera che il nostro elzevirista scrive a Selvaggia Lucarelli nel suo "lento" stile barocco - che fatica, per un uomo di cultura media come me, leggerlo fino alla fine con tutte quelle ricercate citazioni e parole colte e inutili! - mi ricorda un'altra famosa lettera, anch'essa pubblicata sul giornale locale, di un'altra "colonna portante" della cultura castelvetranese, Francesco Saverio Calcara.

 
 

 

La Petyx era venuta a Castelvetrano con la troupe televisiva per provocare, per puncicare i castelvetranesi che incontrava per strada sulla mafia. A scene imbarazzate e imbarazzanti abbiamo assistito in quel servizio mandato in onda da striscia la notizia.
Niente paura. A restituirci l'onore graffiato dall'ironia della giornalista ecco Francesco Saverio Calcara che scrive un'epica e indignata lettera alla Petyx che suonava pressappoco così: "Cara Petyx, invece di andarti a cercare col lumicino quei quattro sprovveduti per strada perché non venivi a intervistare me?” Io sì che, "parlando un passabile italiano, e argomentando fuori dalla vulgata" ti avrei messo in riga.


 

Le avrebbe dimostrato che Castelvetrano non è la capitale della mafia e ci avrebbe evitato queste brutte figure, con il suo italiano passabile. “Venite che vi mostro il salotto buono!”

Se volete leggere l'intero articolo: 

Cara Petyx


Permettetemi un inciso.
Molti siciliani soffrono della sindrome del forno sporco. “No!! Il forno no!!!" I vecchi come me si ricorderanno sicuramente di quella pubblicità in TV con la massaia sconvolta all’idea che l'intervistatore apra il suo forno per controllare che sia pulito.
Il forno nostro è tradizionalmente la mafia, contingentemente l'immondizia. Anche Francesco Saverio Calcara sosteneva in quella lettera che "Essere la patria del grande latitante non significa niente".  Non è il solo a sostenerlo. 

 

Lo afferma il mio barbiere, lo affermano inguaribili ottimisti, incapaci di analisi serie. L'ultima affermazione in questo senso di qualche giorno fa "L'unica cosa che abbiamo in comune con Matteo Messina Denaro è il luogo di nascita e nient'altro!" Ma davvero?  Secondo costoro MMD sarebbe benissimo potuto nascere a Bressanone e il risultato non sarebbe cambiato. E tutti gli arresti di decine di persone un anno sì e uno no che vengono effettuati a Castelvetrano? Derivano dalla esplicita volontà delle forze dell'ordine di macchiare il buon nome della città? Un comune sciolto per mafia e c'è chi ancora dice che l'unica cosa che ci lega a MMD è il luogo. Non la cultura mafiosa! Non il substrato mafioso e l'apparato logistico, professionale e manodoperiale, profondamente radicato nella nostra collettività  di un'organizzazione che controlla qualsiasi attività economica nella città, dai carburanti ai morti! No! MMD è solo nato qui, che colpa abbiamo noi. 

Esistono, è dimostrato, quelli che negheranno di essere malati fino alla morte per malattia, quegli altri che credono che ripetendo "Non è vero! Non è vero!" costringono alla ritirata la realtà. Quelli che, invece, sanno tutto e anche che "bisogna sempre negare, anche di fronte all'evidenza", una strategia che la mafia ha sempre profittevolmente usato. 

Riina: "Io sono un povero contadino, signor giudice!".
 



Poi ci sono quelli che non capiscono una minchia di quello che succede intorno a loro e dicono che "L'unica cosa in comune con MMD è il luogo di nascita" Servirebbero camion di fosforo. No, non servirebbero. Chi, a Castelvetrano, non vede la mafia o è cieco o fa finta di esserlo o non capisce un cazzo.
Sono quelli che non si vergognano del fatto che la loro città sia preda e tana della mafia ma del fatto che lo si dica, che i media se ne occupino. "Chi vriogna! C'avann' a ddiri li cristiani?" Quelli che fanno manifestazioni contro lo Stato, che si permette di dire che Castelvetrano è mafiosa. #siamocastelvetranesinonsiamomafiosi - badate bene NON #siamocastelvetranesisiamocontrolamafia, no, non siamo mafiosi. Magari evasori sì. Corroti sì. Assassini sì. Ma non mafiosi!

 

E ritorno al disprezzo aristocratico che Francesco Saverio Calcara mostrava per i suoi concittadini, la gente normale che Petyx incontrava per strada:
"... mi sono vergognato per il ragazzo che temeva di essere lasciato dalla zita, per quell’altro sprovveduto che faceva il turista per caso, per i due rincoglioniti che miseramente nicchiavano, per i quattro stronzetti di paese che ti seguivano con la macchina, e anche un po’ per te, che, dovendo fare il compitino, hai dedicato a loro quasi tutto il servizio e lasciato gli ultimi 20 secondi ai ragazzi che in piazza hanno accettato di farsi fotografare col famigerato cartello."

 
 

"Ti avrei ricordato che l’antimafia si fa con i comportamenti, con i fatti concreti e non con le goliardate demagogiche e che, in ogni caso, eri nel posto sbagliato." 

Nel posto sbagliato? Con i fatti concreti? Qua ci starebbe come il cacio sui maccheroni un'umile, ma perentoria pernacchia. Non mi viene in mente, per quanti sforzi faccia, nessun atto concreto che lui, nei suoi vent'anni di politica attiva a Castelvetrano, abbia fatto contro la mafia. L'unica benemerenza che gli spetta di diritto è la negazione della mafia, proprio come fece nella lettera in esame.


 

Che vergogna che ho provato io per la vergogna che lui provava a causa dei suoi concittadini. Questo è il "cultore di storia", i leccaculo lo definiscono "storico", uno che, per un paio di ricerche in biblioteca, sulla chiesa dei cappuccini e poco altro, ha tenuto la ribalta della politica castelvetranese per vent'anni sconvolgendo l'odonomastica castelvetranese e null'altro se non processioni di sante e principi.


 

 

L'elzeviro di Bonagiuso mi sembra permeato dello stesso egocentrismo vanaglorioso. Stessa arroganza culturale infondata. Stessa presunzione intellettuale e una prospettiva analitica che non va al di là dello specchio in cui si guardano. 

Che abbiano settanta o cinquant'anni o trenta sono nati vecchi, più tradizionalisti e antichi del mio trisavolo. 

Bonagiuso è lo stesso che vieterebbe i social ai ragazzi. La stessa apertura di una mamma ignorante preoccupata del nuovo che avanza.


«Sarebbe opportuno che il mondo dei social venisse precluso ai ragazzini? La risposta che rischia di essere retrograda è sì!»

Vietare è la forma pedagogica più antica e moderna allo stesso tempo. Le più aggiornate ricerche russe ce lo confermano con l'autorevole benedizione di Putin e la saggia fermezza di Xi Jinping.
Ma a chi vietarlo? Ai preadolescenti o agli adolescenti? E i giovani? Ma anche quelli fatti apposta per loro bisogna vietare? Tik Tok, per esempio? Quindi TikTok rimarrà senza i bambini ma con Salvini, che sembra divertirsi così tanto a fare ciò che gli riesce meglio?
Quanti anni di studio gli sono occorsi per maturare tanta saggezza e lungimiranza? I suoi studi pedagogia lo hanno portato alla stessa conclusione di una qualsiasi mamma preoccupata, senza nessuna istruzione, che vede nella proibizione l'unico modo di difendersi dai pericoli.

"Sei stata sfortunata Selvaggia! Se avessi incontrato me sarebbe stata tutt'un'altra storia."
Quanto narcisismo nelle persone di cultura castelvetranesi.

E, a proposito di Talebani, avete notato che non esistono le "donne di cultura" nella nostra città e, se esistono o sono esistite, non hanno mai avuto il privilegio dell'intitolazione anche di una sola aiuola, di una stradina o una strada vera e propria. Mi sono distratto o è vero?


L'artigiano dell'arte e i suoi "elzeviri"!


Mi chiedo perché le minchiate che scrive questo Bonagiuso siano "elzeviri" e le mie solo minchiate!! 

Anche lui, come l'addetto stampa di Alfano trascura l'unica cosa vera, quella che conta nella vicenda Cappadonna, il conflitto d'interesse dell'assessora-sheriff. È all'ordine del giorno del prossimo consiglio comunale, domani 21 Luglio, un'interrogazione di Obiettivo città sull'argomento. Ma, niente. Sia l'elzevirista che l'addetto stampa sorvolano sull'accusa più importante, l'unica che sia stata mossa alla Cappadonna. Infatti non sanno nemmeno citare chi abbia accusato la Cappadonna di abusivismo, perché nessuno l'ha fatto. 

Il fatto di ignorare ciò che non fa comodo all'esposizione della propria tesi la dice lunga sullo spessore dell'elzevirista e del suo collega. Naturalmente gli scopi dei due erano assolutamente contrari. L'intento dell'addetto stampa era di insinuare la malefica natura dell'opposizione di Obiettivo città oltre che affermare l'assoluta estraneità dell'assessora all'atto di abusivismo, anche lui trascurando che nessuno l'ha mai accusata di questo. L'intento dell'elzevirista, che ama scrivere  in "latinorum" finto-colto con l'appesantimento di mille citazioni dotte, era invece quello di buttare fango, al di là della pelosa e ipocrita solidarietà che ribadisce fino alla noia, su Alfano, Cappadonna e i grillini in generale, addossando loro la colpa originaria del clima da caccia alla strega che si è scatenata contro l'assessore del "Non c'è nulla di cui scusarsi!". L'elzevirista, che sembra soffrire la mancanza di visibilità e "cariche", da vent'anni viene ritratto in compagnia e sodale di uomini che amministrano la città, prima Pompeo, poi Errante, indipendentemente dalla loro idea politica; infatti la sua non è dato sapere. Sembra che gli basti essere là, nelle stanze dove si decide e si "sovvenziona". I grillini gli hanno preferito Chiara Modìca. 

Tralascio di soffermarmi sull'elzeviro in cui, maldestramente, alla stregua di una qualsiasi mamma massaia preoccupata per i propri bambini, affronta il gigantesco, per i numeri, problema dei social e dei ragazzini. La conclusione, da mamma massaia un po' chiusa di mente, fu "«Sarebbe opportuno che il mondo dei social venisse precluso ai ragazzini? La risposta che rischia di essere retrograda è sì!». Vai per l'uomo di cultura.

https://tongueofsecrets.blogspot.com/2021/01/non-sappiamo-cose-un-articolo.html


Sulla falsariga del presente elzeviro, invece, quello che tempo fa dedicò al Sindaco Alfano e alla moglie. Un articolo, pardon, un elzeviro vergognoso per la bassezza in cui ci vorrebbe precipitare. Qui sotto il collegamento all'elzeviro.

A castelvetrano va in scena la disfatta di Alfano

 Questo il collegamento al post (non elzeviro, ahimè) che ho dedicato proprio all'elzeviro:

E dagli all'immigrato!

 
Un articolo contro un uomo colpevole di non essere di Castelvetrano. Si sa, la colpa è sempre degli immigrati, la causa di tutti i nostri problemi sociali e politici. Non solo citazioni colte ma anche colpi bassi da squalifica immediata. Che c'entrano i familiari dei protagonisti politici? Cosa c'entra quell'inaccettabile e incivile accenno ai "corsi yoga" e alle "convention intellettuali" della "moglie artista"? Mi piacerebbe sapere quale impulso di eleganza e signorilità ha spinto l'autore a fare questa meschinità misogina! Solo le convention intellettuali dell'autore non meritano ironia? Una caduta di stile incomprensibile.
È colpa di Alfano, "agrigentino fin nell'accento" (?)(vorrei sentire la purezza italiana della pronuncia di Bonagiuso!). Anche il suo accento avrebbe dovuto suggerirci maggiore cautela nel votarlo. Che meschinità!
Un uomo di cultura, un
"artigiano dell'arte" come ama definirsi, un uomo per tutte le stagioni. 

Un artigiano dell'arte. Wow! Che cretinata. 

Ma noi siamo ben disposti a perdonare questo e altro a chi cita Immanuel Kant e Totò.

D'altronde è o non è l'unico elzevirista di Castelvetrano.

Si sana qualsiasi abuso, tranne quello di Triscina.

     

    Si sana qualsiasi abuso, tranne quello di Triscina, che è un caso unico di abuso di privati, per lo più famiglie modeste e meno che, con sacrifici, e spesso con le proprie mani, si sono costruiti una casetta, sbagliando a pensare che tutto sarebbe stato condonato come tutto era sempre stato e continua a essere condonato. Non avevano calcolato che le leggi più severe e le punizioni più esemplari sono quelle degli stati permissivi oltre il limite della corruzione. 
    Le punizioni una volta, quell'unica volta, che si decide di applicarle sono non solo severissime al di là del ragionevole ma anche esemplari oltre che inutili: se ne punisce uno ma con una severità che basterebbe per un milione. Non si trattò di grossa speculazione edilizia, anche se speculazioni di vario tipo ci furono perché la mafia non si distrae mai. Non enormi alberghi e villaggi costruiti in spregio alle regole urbanistiche e alle leggi come lo sono in genere quelli sanati dalla politica corrotta.
    Ma, ormai, si sa, Triscina è il paradigma dello stato inflessibile che fa rispettare le leggi, costi quel che costi. In questo caso costa non solo il dolore di quelli che si vedono demolire il proprio sogno di piccola borghesia che si può permettere una casa di villeggiatura, per molti l'unica abitazione. 
    Non solo un debito di milioni per le demolizioni che dovremo pagare anche noi che non abbiamo casa a Triscina, mentre i veri responsabili, i politici, tutti, di quegli anni 70 e 80 se la vedono dall'astraco. 
     

     
     
    Non solo uno scempio di giustizia vera, ma un provvedimento che va oltre ogni confine di decenza logica ed economica. Il commissario Caccamo, che si mostrò, a mio parere, più realista del re e rese un pessimo servigio ai castelvetranesi, così si esprimeva sulle demolizioni, un “percorso di legalità ineludibile” secondo lui: “Non ha alcun senso. L'abbattimento a macchia di leopardo non ha alcun senso.” E però era “un compito difficile ma necessario!”
     
     
     
    Ecco, mi piacerebbe vivere in una società dove, se una cosa è inutile, “senza senso”, costosa affettivamente e economicamente, non si fa.
     
    Un elenco degli articoli che ho dedicata alla triste vicenda di Triscina:


Pur di non rispondere nel merito delle accuse si inventano i professionisti della macchina del fango. Roba da grillini.

 
Una di quelle cose che non ti aspetti.
Non ci si aspetta un articolo di questo tenore neanche da uno a libro paga della Cappadonna e Alfano. Un articolo falso e di parte in maniera inaccettabile. Non ci può essere buona fede, se si sa leggere. 
Sia nei comunicati di Triscina Sabbia d'oro, sia nell'interrogazione di Obiettivo città, sia in altri articoli come quello, puntuale e preciso, di Rosetta Catalanotto su primapagina non si sostiene affatto che la Cappadonna abbia commesso un abuso edilizio. 
È malafede sostenere il contrario, a meno che non si sia analfabeti. È la prima volta che mi capita di "sentire" Prima pagina come rivoluzionario e TP24, ma, in particolare, Egidio Morici, che da sempre considero un giornalista con la schiena dritta, un servo dell'arroganza del potere. Certo, non si può mai essere sicuri della giustezza delle nostre valutazioni. Però mi chiedo che credibilità abbia uno come me che sbaglia così platealmente e per anni le valutazioni dei personaggi pubblici. Penso seriamente di smettere.
Ad ogni modo, per ritornare all'argomento, l'articolo di Egidio Morici, dove non è falso è non pertinente ai limiti della falsità.
Nessuno, dico nessuno, ha mai detto che la Cappadonna sia responsabile di abuso edilizio. Egidio ci dica chi l'ha detto!
Adesso chi si chiede se c'è un conflitto d'interessi che, se accertato, dovrebbe indurre Cappadonna a dimettersi diventa macchina del fango?
Rivendicare l'applicazione delle leggi democratiche diventa fare gli spioni ed essere dei malvagi?
Solo due o tre addebiti sono stati mossi da molte parti all'assessore del filo elettrificato:
 
1. la sua sensibilità legalistica e il fatto di ricoprire una carica pubblica, dato che si tratta di una vicenda che riguarda la sua famiglia e che la moglie di cesare deve essere al di sopra di ogni sospetto, soprattutto quando la moglie di cesare chiama tutte le altre mignotte, dovrebbe suggerirle di dimettersi.
 
2. che abbia aspettato un anno di pettegolezzi e voci, poi due comunicati di Triscina sabbia d'oro, per dare delle spiegazioni, che, cioè, non era lei l'abusiva ma il padre. Eh! Ci livasti lu frariciu. Come se non rimanesse il sospetto del conflitto d'interesse. Ma gli stellini, a cui si è unito, e non da ora, Egidio Morici, non rispondono mai sull'argomento, nel merito delle questioni. Divagano, come inutilmente divaga Egidio Morici in questo articolo. Tu gli chiedi fiori e loro rispondono picche!
 
3. in ultimo, ma al primo posto per la gravità sotto l'aspetto del buon gusto, dell'etica, la storia dell'usura, che vuole essere lacrimevole e suscitare la nostra empatia, ("Abbiate pietà! Non vedete come siamo perseguitati dalla sfortuna. Non infierite").
Peccato che non c'entrasse niente con il piano di casa costruito abusivamente. Cosa dovremmo fare? Assolvere il padre perché poverino (quanta pietà, quanta indulgenza per il padre, non quello che è, colpevole di abuso edilizio, ma vittima di usura) "è stato tratto in inganno da due loschi figuri", costretto a commettere l'abuso. Gli hanno forse puntato la pistola alla tempia? Un episodio penoso usato per suscitare compasssione. E anche una mortificazione inutile del padre che già accusava di essere il violatore delle regole e che dalla storia dell'usura non poteva certo uscirne meglio!
 
Un atteggiamento che la dice lunga sulle qualità morali del personaggio, che tanto è indulgente con suo padre tanto è intransigente con gli estranei, i suoi cittadini, quelli che lei rappresenta, tutti, anche gli incivili, ahilei! 
 
Fili elettrificati, la madre del cretino è sempre incinta, le ronde punitive contro i trasgressori dell'immondizia, Solo noi siamo honesti, Noi non ci alleiamo con i disonesti "di prima", Non possiamo rinunciare alla nostra identità, Non c'è nulla di cui scusarsi. Quelli di prima, quelli di prima, quelli di prima.
Tra quelli di prima c'è, evidentemente anche il povero padre che ha pagato mezzo miliardo di lire per un piano di casa abusivo, che rimane abusivo.
 
Senza volermi lanciare in giudizi sulla persona, che io non conosco, posso senz'altro dire che questo suo articolo non l'ho apprezzato ed è un eufemismo. 
Da lui mi sarei aspettato, come fa di solito, che ci raccontasse che "da una parte c'è chi sostiene che ... dall'altra chi invece...". Invece questo è un articolo che abbraccia in toto, in toto, una sola versione dei fatti, anche nel caso di scenari di complottismo deteriore. Non ti nascondo che dopo aver letto i primi due paragrafi sono corso giù a vedere chi fosse questo politico della maggioranza alfaniana. Mai, mai mi sarei aspettato di trovare la firma di Egidio. Un articolo non degno di un giornalista libero dal potere. Un articolo "prono". 
Non mi interessa se c'è stato chi abbia con insistenza cercato il "peccato" della Cappadonna. L'importante è che non l'abbia fatto con mezzi illeciti. Essere dei personaggi pubblici è difficile proprio per questo. Perché chiunque può mettersi in testa di trovare il tuo scheletro nell'armadio e pervicacemente riuscire a metterti di fronte alle tue contraddizioni, chi non ne ha? 
Mi sembra inutile ricostruire uno scenario complottista su come è venuta fuori questa storia.
Che ce ne facciamo di sapere che il tizio o il caio da anni cercano di cogliere in fallo una donna che si mostra intransigente ed arrogante. È nell'ordine delle cose. Le magagne si scoprono quasi sempre così, perché qualcuno si mette in testa di trovarle. Che le loro intenzioni siano nobili o meno nobili, politiche o personali, cosa può interessare a noi cittadini che assistiamo ai giochi della politica e della società. 
Se però fosse più coraggioso, Egidio Morici, ce lo spiegherebbe in modo più chiaro cosa e chi!!
 
 Anche la parte dell'articolo di Egidio Morici che vorrebbe suggerire un complotto ordito da chissà quali forze occulte, l'ho trovata disdicevole. Questo dire e non dire non mi piace. Perché, in realtà, fa solo finta di "non dire". Per uno che segue le vicende della politica castelvetranese dove il sindaco Alfano si figura quelli di Obiettivo città, a pari merito con l'estinto Bene comune, come il male, li definisce "cattivi" (sic), proprio così, "cattivi", una categoria che in politica non esiste ed è quindi chiaro che definisce "cattive" proprio le persone non nella loro veste politica, non è difficile capire le sue allusioni. Leggendolo unu ci putissi mettiri li rrobbi a sti professionisti del fango. Solo il male solo i cattivi possono ordire una simile congiura. Fatto sta che esiste la costruzione abusiva, di cui ci chiediamo se la cappadonna abbia l'uso, ed esiste un conflitto d'interesse. Il resto è folklore.
Un folklore che cerca di spostare l'attenzione dalla luna al dito che la indica. Una "vergognetta"!
Adesso il problema non è il conflitto di interessi, ma il tizio che ha scritto una lettera anonima! Io credo che il tipo della lettera anonima abbia fatto l'unica cosa possibile dove il potere, nascondendosi dietro la sua arroganza, non si degna di rispondere mai a nessuno e su niente. È da un anno che qualcuno tira fuori questa storia cappadonnese e nessuno dei grillini ha mai sentito il bisogno di dare i dovuti chiarimenti, facendo finta di niente. L'anonimato un'infamia? Vorrei ricordare ai puri di cuore che l'anonimato è spesso indispensabile dove le condizioni ambientali non consentono di parlare liberamente. Guardate cosa succede a chi chiede soddisfazione al potere! Sono spioni, delinquenti, infami e, se non avessero lo scudo dell'anonimato, una santa invenzione nelle dittature, per gridare alcune verità, poveri loro.
Viva le pasquinate. 

 

Abusivismo e storie strappalacrime. Sono innocente! Ha stato mio padre.

 



 

Queste sono questioni tecniche di cui è giusto sottolineare l'importanza. Ma a noi semplici cittadini queste cose interessano poco. E riguardano tutti ma non i personaggi pubblici che, come la moglie di Cesare, devono essere al disopra di ogni sospetto. Non basta che la moglie di Cesare sia innocente, deve essere più che innocente! 

A noi che assistiamo alle vicende politiche tocca svolgere le nostre osservazioni e porci e porre delle domande. Chiedere è lecito, rispondere ...!
E in tutta questa vicenda la cosa che salta più all'occhio è che la signora Cappadonna, "clerk presso Poste Italiane", è in conflitto d'interesse. La sua carica pubblica, di Assessore dei vigili urbani la investe di un doppio ruolo in conflitto con le regole della democrazia.
Uno non può, allo stesso tempo, essere il controllore e il controllato. Di qua la richiesta di dimissioni Triscina Sabbia d'oro, che mi trova assolutamente d'accordo. 

Difficile, poi, non fare commenti pregiudizievoli, quando la signora Cappadonna aspetta mesi e mesi di voci, pettegolezzi e ben due comunicati dell'associazione Triscina Sabbia d'oro per chiarire la vicenda e... non riesce neanche a farlo. 

Difficile non fare commenti pregiudizievoli quando la signora Cappadonna, così drastica e intransigente con tutti gli altri che violano la legge, che buttano lattine per strada ("Hanno perso il senso del bene comune"), che accedono dov'è vietato ("Dovremmo mettere del filo spinato elettrificato per impedire l'accesso alla piazzetta di legno"), "la madre dei cretini è sempre incinta".
E, di contro, così indulgente verso suo padre che, poverino, rimase vittima dei cattivi consigli dell'usuraio a cui si era rivolto per avere i soldi per costruire un laboratorio abusivo sopra la sua casa. 


Difficile non fare commenti pregiudizievoli, quando la signora Cappadonna ricorre alla storia strappalacrime del padre vittima di un usuraio! Per fare cosa? Perché ci ha raccontato questa storia? Per suscitare la nostra compassione? Una storia che nulla ha a che fare con la vicenda di abusivismo di cui si è reso protagonista il padre, se non per il fatto che l'usuraio è quello che ha consentito a suo padre di costruire, abusivamente, un piano di una casa! Colpa dell'usuraio? Ma l'usuraio che cosa può sapere di come vengono usati i soldi che presta a tassi indecenti, come, d'altronde, le banche? Se glieli avesse prestati una banca (usura legalizzata!) avrebbe dato la colpa della costruzione abusiva ad un "alfano" che gli aveva concesso il prestito? Assolto perché mal consigliato da un usuraio?

 
Assolviamo, e questo io sono il primo a farlo, tutti quegli incolpevoli che a Triscina hanno costruito abusivamente incoraggiati a farlo, non da un usuraio, ma da politicanti e traffichini che, poi, se la sono vista dall'astraco. Mentre sul lastrico hanno ridotto quei poveri cittadini che non potevano fuggire, nascondersi e farla franca. La giustizia esemplare contro l'ultimo chiodo della naca non è giustizia. È una vergogna di sistema.
Difficile non fare commenti pregiudiziali quando la signora Cappadonna viene a raccontarci che lei ha ricevuto in donazione dal padre la casa con l'ultimo piano incriminato, ma solo la parte condonata. Quella non condonata ce l'ha lei, sopra la sua casa, forse la abita pure, ma non è sua, "perché, sapete anche voi, le parti abusive non si possono vendere o donare." Quindi, lei non ha costruito abusivamente. Fu suo padre! 

Va bene! Lei non ha costruito abusivamente ed è innocente.
Però quel piano abusivo, secondo i canovacci della legge che tu opportunamente citi, potrebbe essere sanato. Allora, che comodità, sarebbe di sua proprietà. Che termine si dovrebbe usare per non commettere errori? Che la signora Cappadonna è attuale potenziale proprietaria di un piano abusivo? 

Lei che è d'accordo, credo, con le demolizioni di Triscina (se non lo è ce lo faccia sapere), non dovrebbe essere contraria alle sanatorie, strumenti populistici per perpetuare l'illegalità?

E non è forse vero che lei, come assessore, si trova nella posizione di poter dire, in teoria, la sua sulla vicenda del padre? Non è un conflitto d'interessi?


Però, alla fin della fiera, quello che più m'interessa di questa vicenda, piccola come i protagonisti, è sapere perché ha dovuto inserire la "commovente" storia dell'usuraio nel chiarimento, che non ha chiarito nulla e che, bontà sua, ha fornito al pubblico con un articolo su un giornale online!!
Io la giudico una cosa meschina. E non mi meraviglio!

Manuela Cappadonna Non si è preoccupata della sua immagine quando, come un avvoltoio è scesa in picchiata sulla nuca dei lavoratori precari e li ha licenziati senza nemmeno un avvertimento, un incontro. Qualsiasi datore di lavoro coscienzioso si sarebbe sentito in dovere, se non altro, di spiegarne in anticipo le ragioni e comunicarle agli interessati, trattati come degli schiavi, dopo vent'anni di lavoro per il comune. Intanto siete licenziati. Poi trattiamo.

P.S. Quanto all'infondatezza delle mie osservazioni, la prego, signor La Cascia, di spiegarmi dove sta. I miei commenti si "fondano" su ciò che ha scritto l'assessore Solonoisiamoonesti Cappadonna. 

Suo padre fa parte di "quelli di prima"?  

Non sappiamo cos’è un articolo giornalistico ma abbiamo gli “elzeviristi”


In un posto dove è raro leggere degli "articoli" scritti da "giornalisti", dove, in genere, sui giornali online scrivono comunicati, spacciati per articoli, carabinieri, partiti, liste civiche, abbiamo, però, il privilegio di leggere degli "elzeviri". Noi Castelvetranesi siamo così: non sappiamo cos’è un articolo giornalistico ma sforniamo “elzeviri” come se non dovessimo mai cominciare una dieta.

Queste sono alcune perle tratte dall'elzeviro ispirato dalla recente drammatica vicenda di Tik Tok, luoghi comuni che "Una mamma preoccupata ci scrive ..." avrebbe sicuramente evitato.

I luoghi comuni hanno sempre un colore grigio-noioso-deprimente a prescindere da chi ce li propina, un operaio o un insegnante, un impiegato o un uomo di “cultura”.

Il tema di internet, del web, dei social, dei nuovi modi di comunicare e di rapportarsi tra le persone, dove comincia il mondo reale e dove finisce quello virtuale, la loro grande potenzialità, le loro inevitabili insidie, i pericoli del wild web, ormai da trent'anni costituisce un argomento d'obbligo e mai troppo attuale. Se ne parla dappertutto e tutti ne parlano dal barbiere, dal pescivendolo, dalla parrucchiera, nella sala d'attesa del dentista e al bar e ... sui social.

Ci sono anche quelli che si prendono la briga di studiare questi complessi fenomeni sociali e culturali mossi e animati da milioni, miliardi di persone. Studi difficili che presuppongono un lavoro enorme alla ricerca dei dati prima che per la loro interpretazione.

Invece, "elzeviri" leggeri come venticelli ci dobbiamo sorbire, con improbabili storie bibliche di migrazioni di popoli da Instagram a TikTok.

 

 

«Prima i giovani sono migrati su Instagram,

(NdR: Un incipit biblico - In principio era ... - Da dove venivano i giovani?)

che elude i discorsi e predilige l’immagine nuda e cruda, magari troppo,

(NdR: Cos'è un immagine nuda e cruda? E troppo "nuda e cruda"? E le immagini che valgono più di mille discorsi?)

tanto che gli adolescenti e i preadolescenti non si sono trovati a loro agio su un social così stiloso e perfettino,

(NdR: «E che cazzo, - hanno pensato "gli adolescenti e i preadolescenti" - quanta stilosità e perfettitudine!» e sono andati, lasciandosi indietro i "giovani" ai quali così stiloso andava bene, su Tik Tok, sì)

perché Instagram ha una componente narcisistico-esibizionista che espone ad un giudizio sul proprio essere e non sul proprio essere in grado di fare alcunché .

(NdR: Cioè? E quali componenti "avrebbero" gli altri social? Magari Twitter "ha" una componente "castratrice" che espone a un giudizio sul proprio avercelo "lungo" o "corto". E Facebook che componente ha? "Psicotica"? E ci rimane la curiosità di sapere qual è il social con quella tale componente da "esporre a un giudizio sul proprio essere in grado di fare alcunché"!)

Così è nato TikTok ...»


Così è nato! Sapevatelo?


«Li mandereste per strada ad attraversare semafori senza comprendere il linguaggio del verde, arancione e rosso? No, certo. Quindi nemmeno sui social.»

(NdR: Scuole di social, subito! Instagram = Rosso, TikTok = Arancione, Twitter = Viola)


«Ed invece no. In rete c’è di tutto, come quando appunto si pesca senza paletti, e senza regole. C’è di tutto, e c’è chiunque.»

(NdR: Benedetta "Mamma preoccupata ci scrive ...", altroché se hai ragione! Anche gli elzeviri si trovano in rete)

«Chi scrisse Superman, scrisse Superboy, perché il mondo di Superman era alieno ad un ragazzo. Pedagogicamente e filosoficamente.»

(NdR: Si potrebbe pensare a un Facebook con wallpaper rosa per ragazze, uno azzurro per ragazzi e uno color cacca per gli oldies pedagogicamente e filosoficamente alieni ai ragazzi e un facebook con tema grigio-cemento da casa di riposo, Facebook RSA per i Supervecchi ormai buoni solo per il covid)


«Sarebbe opportuno che il mondo dei social venisse precluso ai ragazzini? La risposta che rischia di essere retrograda è sì!»

(NdR: Vietare i social ai ragazzini retrogrado? Ma quando mai? 

Vietare è la forma pedagogica più antica e moderna allo stesso tempo. Le più aggiornate ricerche russe ce lo confermano con l'autorevole benedizione di Putin e la saggia fermezza di Xi Jinping.

Ma a chi vietarlo? Ai preadolescenti o agli adolescenti? E i giovani? Ma anche quelli fatti apposta per loro bisogna vietare? Tik Tok, per esempio? Quindi TikTok rimarrà senza i bambini ma con Salvini, che sembra divertirsi così tanto a fare ciò che gli riesce meglio?

Riepilogando: niente sapienti supervisioni dei genitori e degli educatori. Niente "informazione = prevenzione" con appositi tour guidati dei giovanissimi nel web. Niente accompagnamento culturale alle soglie della vita e del web!

Solo e semplicemente divieto. Quanti anni di studio sono serviti per arrivare a questo?

Sì, vietiamo, vietiamo, vietiamo. Questa è la soluzione! Ma quella definitiva ve la suggerisco io: evitiamo che anche solo si affaccino alle atrocità della vita, eliminiamoli alla nascita i nostri figli.)


«I bambini sono bambini. Non adulti. Ricordiamocelo, soprattutto domani.»

(NdR: "Soprattutto domani"?)


Qual è la stantia componente filosofica e pedagogica che gli fa dire queste inutili ovvietà da "mamma preoccupata ci scrive...!"?





Quando la realtà supera l'immaginazione

 



A Castelvetrano succedono sempre cose strane che non succedono altrove.

Succede che ogni anno i capi del complotto contro Castelvetrano, quelli che vogliono trascinare nel fango il buon nome della città del pane nero, del principe e del filosofo fascista Gentile, i capi di una schiera di complottisti che vanno dagli antipatrioti locali ai pochissimi giornalisti traditori della propria terra, dai media nazionali a quelli internazionali che fanno a gara a fare apparire la nostra ridente cittadina per quello che non è, una città mafiosa, quando invece noi la mafia non sappiamo neanche cosa sia, i capi di questa spectre internazionale che si è prefissa di lordare il buon nome di un piccolo sconosciuto villaggio sperduto nel profondo niente economico e sociale, nel bel mezzo del nulla, i Carabinieri, infangatori seriali, arrestino decine di mafiosi o presunti tali (la mafia non esiste, come possono esistere i mafiosi?).
Succede che in seguito a queste finte operazioni di pulizia si levino voci di protesta da parte dei nostri notabili:

 



L'avvocato Passanante, ex candidato sindaco di Campobello alle scorse amministrative, a una domanda sulla mafia, oltre a quello che si può leggere nella foto subito sopra, rispose:

«Al di là delle vicende giornalistiche, senza le sentenze non mi permetto di affrontare questo argomento. Poi, a Campobello uno può conoscere una persona e magari l'indomani, secondo la procura della Repubblica (NdR: Non secondo me!!) , spunta che è presunto mafioso (NdR: sia chiaro, ho detto "presunto"!). E ci rimani, soprattutto se sei uno che lavoro e poi torna a casa dalla famiglia, senza particolari frequentazioni.»

Lascio giudicare a voi il grado di paura reverenziale, di contorsione prudenziale, di patologica cautela nel parlare di mafia. Giudicate voi quanto è potente e temuta la mafia.



Errante, da sindaco di Cvetrano: «Matteo Messina Denaro non è il primo dei nostri problemi.»


Giovanni Lo Sciuto da membro della Commissione Antimafia: «Sono preoccupato per le sorti di una comunità, già pesantemente fiaccata dalle recenti vicende, già piegata dal marchio di una mafia della quale nessuno nega l'esistenza, ma che invero non ha quelle pesanti propaggini che alcuni vorrebbero far apparire.»



L'ineffabile ex assessore che per 20 anni visse di politica, negli anni in cui certosinamente si costruivano le basi del presente dissesto, Francesco Saverio Calcara, rimproverò alla Petyx di volere usare come slogan antimafia la frase "La mafia fa schifo!". E sapete perché? Perché «quella frase – la mafia fa schifo – campeggiava a Palermo in centinaia di manifesti commissionati da un presidente di regione che poi si fece qualche annetto di galera per concorso esterno con la criminalità organizzata.»

 Una considerazione da uomo "preculturale". 

Come dire che non si devono più pronunciare le parole "Ti amo" perché anche i bugiardi le dicono!


E la rimproverava perché «... l’antimafia si fa con i comportamenti, con i fatti concreti e non con le goliardate demagogiche e che, in ogni caso, eri nel posto sbagliato.»

Con i comportamenti e i fatti concreti che lui non si è mai sognato di mettere in atto e l'unica cosa che sa fare "contro" la mafia è minimizzarne la portata! Nel posto sbagliato? La capitale della mafia che ha dato i natali al capo di cosa nostra, che ha visto arrestati ormai centinaia di cittadini per mafia, sarebbe il posto sbagliato?

E, poi, ancora:

«Pensi davvero che Castelvetrano sia la capitale della mafia...quando oggi gli interessi di cosa nostra, (gli) “affari” si gestiscono per via elettronica e hanno probabilmente la loro sede nelle capitali della grande finanza?»

«Questo e altro avrei voluto dirti, cara Stefania, ma, ovviamente, parlando io un passabile italiano, e argomentando fuori dalla vulgata, la mia intervista, come già in passato, sarebbe stata inesorabilmente tagliata.» Che presunzione, che arroganza vuota, che supponenza! Ah! se avessi intervistato me, invece di quei «due rincoglioniti che miseramente nicchiavano, quei quattro stronzetti di paese che ti seguivano con la macchina» io sì che ti avrei messo in riga con il «mio Italiano fuori dalla vulgata».





Questa gente che ci ha amministrato negli anni non sanno fare di meglio che minimizzare e nascondere una verità nota a tutti e gravissima per le ripercussioni che ha sul nostro territorio in termini di economia, di corruzione e di amministrazione della cosa pubblica. Gente che davanti alla mafia, al fenomeno mafioso si nasconde e gioca con frasi trite e ritrite della negazione della mafia.

Tutti a scagliarsi contro la Petyx e compagnia, ché non costa niente, in nome della tesi che c'è in atto un complotto planetario contro il buon nome di Cvetrano.



Poi venne lo scioglimento del comune, indovinate perché?, per mafia.

 


E ditelo che anche voi, Ministro dell'Interno, Commissione antimafia e compagnia bella, siete prezzolati dalla spectre planetaria contro il buon nome della città!

Signori ma “pensate davvero che Castelvetrano sia la capitale della mafia... nell'era di internet?”.

Anche di fronte a questo provvedimento duro e pesante si sollevarono proteste e i minimizzatori prezzolati cominciarono a dire "Vogliamo le prove", "Non è vero", mentre un consigliere intercettato diceva che si sarebbe fatto 30 anni di galera per Matte'. Però non scrivevano a destinatari specifici come con la Petyx.

Francesco Saverio Calcara non scrisse lettere aperte al ministero, al presidente della repubblica. Errante dovette rassegnarsi ad ammettere che Matteo era, forse, il primo dei problemi e Lo Sciuto magari sarà rimasto del parere che "La mafia non è poi quella cosa che alcuni vogliono fare apparire".

 

 

 


Però una lettera all'allora ministro Salvini qualcuno la scrisse, l'ex candidato sindaco che con lo scioglimento vide troncate le sue ambizioni politiche, Perricone.

Durante il commissariamento di Caccamo e dei suoi collaboratori, si prese la briga di andare a spiare i profili facebook privati dei commissari, i loro "Mi piace", i loro post, le loro condivisioni e rimase talmente inorridito e sconcertato che sentì il bisogno prepotente di scrivere a Salvini per informarlo che i commissari criticavano lui, il ministro, e che erano, in buona sostanza dei "comunisti".

Cose che succedono a Cvetrano!!

 






Ma il massimo della stranezza si ebbe subito dopo una lagnanza che, in una intervista in tv, aveva espresso il commissario Caccamo: «Una commissione straordinaria, che oggi rappresenta lo stato, rappresenta l'istituzione sul territorio, non viene vista di buon occhio. La realtà di Castelvetrano è un po' più peculiare. Quella diffidenza iniziale non si è trasformata nell'auspicata collaborazione. Purtroppo, non penso che sia una questione di diffidenza, oramai, ma, probabilmente, proprio di cultura».

 

 

 

Apriti cielo! «La Castelvetrano che si ribella e reagisce… all’etichetta di mafia» titolava qualche giornale. Un altro «Castelvetrano si ribella ai pregiudizi: “Non siamo tutti mafiosi”». La bufera sulle parole di Caccamo non fu innescata solo sui social da buontemponi superficiali.

 

 

 

No, si ribellò anche la Cvetrano cosiddetta "bene", certi notabili con ambizioni politiche e il sempreverde Francesco Saverio Calcara, naturalmente, i quali si precipitarono a riunirsi in un comitato cittadino, che fu poi stabilizzato con il nome di Orgoglio castelvetranese, che subito decise di indire una manifestazione, un corteo che riaffermasse la dignità e l'onore di cittadini ingiustamente etichettati come mafiosi per il solo fatto di essere castelvetranesi. "Addirittura saremmo portatori di una cultura mafiosa?" Questa è una cosa indegna, non si può condonare una simile accusa.

 

 

#siamocastelvetranesinonsiamomafiosi fu lo slogan del corteo che, poi, di fronte alle critiche del commissario e del presidente della commissione antimafia Fava, fu "riveduto e corretto" - disse Fava - non più contro le parole del commissario ma per affermare il proprio amor patrio, contro la mafia addirittura, senza che ebbero mai il coraggio di adottare uno slogan meno insipido e più forte di quello scelto. Né Fava, né i commissari, pur invitati all'ultimo momento, vollero partecipare a una manifestazione chiaramente contro lo stato.

 



Un favore alla mafia!

Quando la realtà supera l'immaginazione.

A Caccamo, che aveva gestito altri comuni sciolti per mafia, ma, per completezza, anche a tutti gli altri commissari dello stivale, mai era capitato di vedersi organizzata una manifestazione contro, mai nessun paese mafioso aveva avuto l'ardire di manifestare pubblicamente contro lo Stato. D'altronde ci sta! Siamo o no la capitale della mafia, la città natale del capo dei capi? Forse solo qua poteva succedere.

 

 

 


Naturalmente mai è venuto loro in mente di andare al capo dell'acqua, di andare a manifestare sotto la sede dei capi della spectre internazionale che complotta per sporcare il buon nome della nostra amena cittadina, con il pane e l'olio più buoni del mondo, i Carabinieri che, imperterriti, continuano a farlo arrestando decine di persone con la "scusa" della mafia. Un bel sit-in davanti al Ministero dell'interno o a quello della difesa avrebbe il merito di individuare i colpevoli del complotto planetario. Non la Petyx!

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