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Almeno noi ci mettiamo la faccia!



Poche espressioni mi causano l'orticaria come "Almeno noi ci mettiamo la faccia!" Soprattutto quell'almeno. "Metterci la faccia", che indica un gesto nobile e coraggioso per cui si è pronti a rischiare la propria immagine, la propria credibilità, è passato sui social al significato letterale e riduttivo di metterci la piccola foto. Ma, peggio, tutti si sentono intitolati a usarla. Coraggiosi, codardi, imbecilli e non interpellati fuori di testa. Sembra di vivere in un mondo dove la credibilità te la tirano dietro.  
Metterci la faccia non è "almeno" smuovere il culo. Mettere in gioco la propria credibilità è molto, molto più di questo. Non è proporsi di combattere per qualcosa, non è impegnarsi a risolvere un problema, non è solo firmare un progetto o un "Manifesto". La credibilità la si mette in gioco alla fine, quando il progetto è stato implementato, quando il problema viene risolto, quando il nostro impegno ci porta i risultati sperati. La credibilità la si mette in gioco quando il nostro impegno, il nostro proposito, il nostro progetto alla fine non dà i risultati sperati, anzi, peggio!
Invece metterci la faccia significa, ormai, muoversi, agitarsi.
Così uno si alza al mattino e decide che vuole "Metterci la faccia" disseminando orribili pedane in legno con vasetti di fiori rinsecchiti  per tutta la città, con l'amministrazione informalmente favorevole.
Che il risultato sia letteralmente inguardabile, che violi la legge, col consenso dell'amministrazione, che si riveli un totale fallimento è solo un dettaglio secondario. "Almeno noi ci abbiamo messo la faccia!" A me sembra, piuttosto, il culo.
Un altro si alza e decide che è una vergogna il declassamento dell'ospedale di Castelvetrano ad opera della Regione siciliana con un suo legittimo piano sanitario approvato all'Assemblea.
E come si può fare? Rimediarvi sembra impossibile, a meno che non ci si impegni per vincere, alle prossime regionali, contro il centro destra di Musumeci, lo si sostituisca al governo e si approvi un piano uguale e contrario. Cos'altro si può fare? Fare una seria opposizione non produrrebbe, per la natura di minoranza dell'opposizione, alcun risultato. Forse si potrebbe intavolare un dialogo, una trattativa, con la maggioranza . Ma come fa uno che non conta niente a intavolare trattative con Musumeci? Magari andando a trovarlo a Palermo? O a New York? Anche questo colpo di genio ci siamo sorbiti. Si capisce bene che è una questione di numeri fare approvare ciò che ci piace e riformare ciò che non ci aggrada. Non credo che rimangano altre scelte.
In certi casi però non conta tanto risolvere un problema ma agitarsi per fari a ccapiri chi lu pirocchiu avi la tussi.
Ed ecco messa sul tavolo la perfetta soluzione-non-soluzione: una bella e innocua, ma "scrusciusa", raccolta di firme che, a parte quella per i referendum, non è mai servita a niente. Le petizioni, soprattutto quelle online, servono a fare arricchire le grandi multinazionali delle petizioni, tipo Change.org.
Ma uno che ci mette la faccia non dovrebbe adottare dei piani, delle strategie che abbiano una speranza di successo?
Due anni che raccolgono firme. Non ci hanno mai fatto sapere che fine abbiano fatto. Sappiamo che il mese scorso le firme (10 mila) e le "fotocopie" (anche questa buffonata!) delle tessere elettorali (2 mila) sono, dopo un anno, pervenute al presidente Mattarella. 

Non ci hanno mai fatto sapere il perché di questa scelta bizzarra di mandarle al capo dello stato, che nulla può fare sulla questione. Mai ci hanno fatto sapere cosa sperano che faccia o dica Mattarella! Non fanno sapere niente a nessuno. Capisco benissimo che non rispondano a me e alle mie domande, nonostante io li provochi taggandoli. Ma non avrebbero il dovere di tenere informati quei diecimila castelvetranesi che ci sono cascati e aspettano risultati? Di promesse ne hanno piene le scatole.
Alle prossime regionali vedrete qualche gorgoglioso candidarsi e ripetere il mantra del "Io ci ho messo la faccia" "Mi sono battuto per Castelvetrano e i suoi diritti" "Votatemi".
Ma, gioia mia, tu hai firmato un progetto che è stato clamorosamente bocciato, hai messo la faccia in un percorso che si è rivelato fallimentare. Hai toppato tutti gli obiettivi che ti eri proposto. Perché dovremmo votarti? Per avere la stessa efficienza che hai dimostrato con le tue sceneggiate? Da quando hai cominciato ad agitarti, è solo una coincidenza, la situazione del nostro ospedale si è progressivamente deteriorata. Non sappiamo neanche che fine abbiano fatto e che risultati abbiano ottenuto le firme di due anni fa e di un anno fa. Vi intestate una protesta estrema come quella di raccogliere le tessere elettorali di cittadini delusi dall politica e, poi, vi preoccupate di farne le fotocopie per restituirle a quelli che con quel gesto avevano detto "Non voto più. Mi fate schifo!" Se proprio avessero, nel frattempo, cambiato idea dieci minuti ci vogliono all'ufficio elettorale per un duplicato. Una buffonata anche questa.

Sono due anni che il comitato di orgoglio, pur intestandosi una lodevole battaglia per l’ospedale, pur mancando miseramente e, comprensibilmente, i suoi obiettivi, continua a dispensare colpe ai cittadini castelvetranesi troppo menefreghisti e abulici o alla politica imbelle. Ancora aspettiamo che faccia un mea culpa accompagnato da un’analisi di cosa abbia sbagliato per fallire così miseramente, senza incolpare gli altri.
 

Ah, le poste italiane! A dorso di mulo per gli Orgogliosi.

 


Ah, le poste italiane! 2.000 schede elettorali raccolte un anno fa arrivano al Presidente della Repubblica, che nessun potere ha sull'autonomia della regione siciliana, solo ora. Le hanno mandate con l'asino?
Ancora i gorgogliosi notabili castelvetranesi devono spiegarci non solo a cosa può servire una raccolta di firme, ma perché le hanno mandate, unitamente alle schede elettorali, proprio al Presidente della Repubblica. Accussì? Pi ffari scrusciu? 

 

 

  

Glielo chiediamo da un anno insieme ad altre questioni che vorremmo ci spiegassero. Ma niente! L'unica risposta (e che risposta!) quella del capoccia che aspira a un posto nell'assemblea siciliana al prossimo turno elettorale: "Perché non ti candidi tu Melodia?" 

 

 WOW! Si è sprecato a rispondere alle domande di un cittadino che, anche se sicuramente non lo voterà, lui si candida a "rappresentare"! Già questo la dice lunga sul suo modo di intendere la politica come servigio alla cittadinanza tutta, non solo ai propri elettori.

Così gli risposi:
 




 

Leggo anche questa cosa bizzarra della "riconsegna" ai cittadini delle tessere elettorali che un anno fa avevano restituito in segno di protesta. Ma cos'era, allora? Tutta una finta? Una messa in scena? Uno che si disfa della tessera elettorale lo fa per protestare contro un'amministrazione da cui non si sente più rappresentato, a tal punto da uscire volontariamente dal gioco democratico delle votazioni. 


"Se questo è il risultato del mio voto, il declassamento dell'ospedale di Castelvetrano, allora io non voto più. Ve la potete infilare lì la tessera elettorale. Se non risolvete il problema dell'ospedale  non voto più."


Quindi perché riprendersi indietro la tessera elettorale magari dopo che quelli se la sono infilata lì?

Come non si rendono conto che riprendendosi la tessera, di fatto, si smentiscono e annullano l'efficacia della loro stessa protesta? Ma se era solo una cosa simbolica non sarebbero bastate le firme? Se minacci di non votare più devi essere in grado di attuare la minaccia. Le minacce non mantenute fanno male alla propria credibilità esattamente come le promesse non rispettate.
Oltretutto se uno, nel frattempo, avesse cambiato idea, 10 minuti gli occorrerebbero per avere un duplicato all'ufficio elettorale.
Bizzarre cose di Orgoglio castelvetranese, o belicino?



 

P.S. Sono sempre stato un fautore della lingua creativa, un sostenitore dell'importanza dell'idea che si esprime piuttosto che del modo grammaticalmente o sintatticamente corretto di spiegarla. Mai mi sono permesso di correggere gli errori di italiano di qualsiasi persona. Mi faccio, però, un punto d'onore di correggere l'Italiano scorretto di insegnanti, avvocati, giornalisti e tutti gli altri che della lingua fanno il loro mestiere. Per queste persone diventa imperativo padroneggiare la lingua e la grammatica. È come se un contadino usasse un coltello non affilato per innestare! Significherebbe che non sa fare bene il suo mestiere di contadino.


"Caro Sergio, (NdR: una confidenza di cattivo gusto ed inopportuna in una comunicazione formale!)
Già nel mese di agosto del 2018 facevo invio al Capo dello Stato (NdR: quindi non a Sergio a cui stai scrivendo!) del "Libro bianco per Castelvetrano Selinunte", ..., mi rispondesti che ne avresti tenuto "in debito conto". 

Ma che frase è? Senza testa né coda, intrinsecamente disconnessa.
Ma, peggio, c'erano due modi corretti di dire questa cosa e lui, l'autore, ne sceglie uno sbagliato. Non si dice "ne avresti tenuto in debito conto"!.
O "ne avresti tenuto debito conto" o "l'avresti tenuto in debito conto", tertium ...
Queste che sarebbero quisquilie in ogni altro caso diventano il diavolo nei dettagli nel caso di giornalisti, scrittori, insegnanti e avvocati.



 
Per chi volesse leggere le perplessità che ho espresso nemmeno due mesi fa può farlo cliccando su questo collegamento:
https://tongueofsecrets.blogspot.com/2021/06/gorgoglio-belicino-tre-anni-di.html

e su questo:
https://tongueofsecrets.blogspot.com/2021/06/orgoglio-castelvetranese-belicino-solo.html

Ma perché non ti candidi tu?

 
 
Avevo commentato sotto un comunicato di Orgoglio belicino (o castelvetranese?) che rimproverava al sindaco Alfano di non avere attuato il Puc:

"Ormai Orgoglio castelvetranese (o belicino?) si occupa di tutto e di più. Pericolosità incrocio via A. Diaz con via Seggio, PUC, raccolte inutili di firme e tessere elettorali.
Scaldano i muscoli, non si sa mai. Si pongono come alternativa di governo per la città. "Vedete come sollecitiamo e mettiamo con le spalle al muro l'amministrazione! Non avete attuato i PUC?!!" 
 
Vedrete che non soltanto alle regionali orgoglio belicino (o castelvetranese?) chiuderà i battenti per consentire all'avvocato ambizioso di candidarsi, ma anche alle prossime amministrative qualcuno di loro si cimenterà! Sono ansiosi di fare il bene della gente.»
 
L'avvocato Franco Messina, in corsa, camuffata da senso civico, per le regionali del '22, così risponde a sua volta al mio commento, con una domanda:
«ma perché non ti candidi tu Melodia?»

Questa la mia risposta:
«Franco Messina al contrario di altri, ho abbastanza consapevolezza, anche dei miei limiti oltre che delle mie vocazioni, per non fare questa scelta. Questa tua domanda, che vorrebbe essere provocatoria, è solo una cretinata. Assomigli a quel calciatore che, fischiato dal pubblico, va sotto la tribuna e sfida chi sta solo assistendo alla partita e legittimamente
esprimendo il suo disappunto a scendere in campo a giocare lui la partita! 
 
No, caro Franco Messina, non è così che funziona. Hai scelto tu di giocare la partita, sei stato tu a proporti per risolvere i problemi di Castelvetrano e sei sempre tu che devi vincere in nome di quelli che ripongono fiducia in te. Se perdi hai fallito e devi risponderne a tutti i cittadini dato che il tuo comitato civico pretende di rappresentare i castelvetranesi. Se
vinci ti prendi tutti gli onori. Invece di fare domande infantili (ad mentula canis) perché, invece, non dai delle risposte ai cittadini sui risultati ottenuti finora dal tuo comitato civico (politico?) con la raccolta di firme e tessere elettorali. 
 
Che ne è stato delle firme di due anni fa? E di quelle di un anno fa. Quant'erano, diecimila? Le avete mandate, pare, al Presidente della Repubblica! Illustraci: come le ha accolte Mattarella? È stato subito solidale e comprensivo per la nostra causa? Ha bacchettato Musumeci per la riforma sanitaria che svantaggia Cvetrano? Ha forse in mente di destituire Musumeci e compagnia e commissariare la regione per lesa maestà della sanità castelvetranese? Cosa farà? Un atto d'imperio o una telefonata privata in cui lo invita "Nello, dai, non fare così. Non essere troppo intransigente con Castelvetrano!"? Qual'è la ragione per cui avete mandato le firme a chi non ha alcun potere sulla regione Sicilia? E l'appoggio del Prefetto è stato utile? In cosa consiste?
Non domande ma risposte da chi si propone a nome di tutti.»
 
Pensate che abbia risposto? Nient'affatto. 
Da tempo immemore faccio queste domande a Orgoglio castelvetranese che, inizialmente nata come piattaforma locale, per l'assessorato con Perricone, nel tempo, al variare dell'altezza dell'asticella, non più la ribalta locale ma quella regionale, è diventato Orgoglio belicino per allargare il bacino dei voti.
 
Le risposte, quelle rare volte che arrivano, sono tutte fuori tema; "Ma perché non ti candidi tu?" o "Io ci metto la faccia!" o "Ma tu cos'hai fatto per Castelvetrano", tutto un battibeccare infantile e senza senso.

 

Gorgoglio belicino. Tre anni di sceneggiate.

  
Gorgoglio belicino.
 
Solo fumo negli occhi. Tre anni di sceneggiate.
Risultati? Voi ne vedete? Io sì.
 
1. Un record, prima di tutto: la prima città commissariata per mafia a manifestare in piazza contro il Prefetto mandato dallo Stato, il quale lamentava la non collaborazione dei cittadini castelvetranesi e ne attribuiva la causa, non a «una comprensibile diffidenza per l'estraneo, ma ad un fattore culturale» (di mafiosità interiorizzata, cioè! NdR). 
Insospettabili cittadini balzarono sulle sedie e sentirono la necessità di fondare Orgoglio castelvetranese e indire una manifestazione contro Caccamo, pardon!, contro chi ci infanga, pardon!, contro la mafia! La chiarezza di idee di questi politicanti o aspiranti tali fu subito palese. 
 
 
 
 
 
Il prefetto Caccamo, naturalmente, prese le debite distanze dalla manifestazione anti-Caccamo e si rifiutò di partecipare quando gli organizzatori, fulminati dalla consapevolezza di aver fatto un grande errore, cambiarono la motivazione, senza rossore alcuno, e definirono il corteo "anti-mafia e lo invitarono a partecipare.
 
 
Parole durissime usò anche un illustre invitato dell'ultimo minuto, il Presidente della Commissione Antimafia Claudio Fava: « ... i commissari ( di Cvetrano -NdR)dopo avere incontrato scarsa disponibilità alla collaborazione dentro gli uffici hanno dovuto fare i conti con la piazza, con quel corteo trasversale di sabato scorso, dove c'era chi ha partecipato in buona fede, altri erano presenti con la loro malafede, per segnare solo un atto di isolamento della commissione! 
 
 

 
Un corteo così poco verosimilmente anti-mafia che quelle duecento persone, boy scout e padre Undari compresi, che vi parteciparono non gridavano "Siamo castelvetranesi e la mafia è una montagna di merda e noi siamo contro la merda!", no!, "Siamo castelvetranesi e non siamo mafiosi", una negazione per definirsi!!
 
 
 
 

 
Non si ricorda nessun'altra iniziativa contro la piovra, nessuna raccolta firme per la cattura di Matteo Messina Denaro, nessuno, ma proprio nessun seguito, nemmeno dei pipitìi. Un componente del comitato che sosteneva l'insostenibile, cioè che si fosse trattato di una Manifestazione contro la mafia, alla mia richiesta, tempo dopo, di sapere in cosa consistesse il loro impegno antimafia, mi rispose che "per quello c'erano i Carabinieri!". Mi rispose proprio così! 
D'altronde non è forse vero che esponenti di orgoglio pensano che combattere la mafia sia regalare cassonetti alle scuole che recano la scritta "bidoni della legalità"?
Va' vinci, va'!
 
2. La difesa dell'ospedale è risultata fallimentare. Non solo non si è visto il risultato per cui fanno finta di combattere, ridare al nostro ospedale quella centralità che merita, ma neanche dei cambiamenti, anche piccoli, in meglio, della situazione.
In questi tre anni il nostro ospedale ha finito di essere smantellato.
Ma loro, i gorgoglioni, continuano a menar vanto delle loro battaglie. Non è forse vero che "ci mettono la faccia"?
 Anch'io ce la misi tutta per superare l'esame di anatomia, ma fui bocciato. Il professore se ne fregò del mio impegno. Cercai di spiegargli che ci stavo mettendo "la faccia". "Si impegni di più e torni con un'altra faccia", mi disse.
 
Be' siamo stanchi delle vostre facce. Metteci anche le palle!
Date a noi cittadini che abbiamo creduto in voi quello che ci avete promesso. L'ospedale resettato a prima di Musumeci. Basta chiacchiere! Diteci che fine hanno fatto le diecimila firme che avete mandato a Mattarella. Diteci cosa vi ha risposto Mattarella.

Sono due anni che il comitato di orgoglio, pur intestandosi una lodevole battaglia per l’ospedale, pur mancando i suoi obiettivi, continua a dispensare colpe ai cittadini castelvetranesi troppo menefreghisti e abulici o alla politica imbelle. Ancora aspettiamo che faccia un mea culpa accompagnato da un’analisi di cosa abbia sbagliato per fallire così miseramente, senza incolpare gli altri.

 

Orgoglio castelvetranese-belicino. Solo fumo negli occhi?

Si è poi saputo niente delle diecimila firme raccolte da Orgoglio
castelvetranese-belicino?
È passato quasi un anno dall'ultima sceneggiata di questa associazione senza testa.



Avevano ottenuto l'appoggio del prefetto Ricciardi, del comandante Alfa, avevano scritto a Mattarella (che minchia c'entra?), si erano appellati a tutti i sindaci della Valle del Belice, raccolto 10.000 firme e non so quante tessere elettorali consegnate! Il cultore di storia si era persino parato, con il suo corpo, davanti, pardon, dietro ai camion del trasloco di pediatria a Mazara. Com'è finita? 


 

Forse il manager, giornalista a tempo perso, potrebbe fare un articolo su primapagina, il giornale dell'associazione, e illustrarci i risultati raggiunti. 

Tutte queste iniziative, di discutibile validità, prese sollecitando le speranze di molti cittadini che ci credono, non dovrebbero produrre risultati? 



O è solo passerella per le elezioni regionali dell'avv. Franco Messina? Quando assieme al manager fondarono l'associazione, il suo obiettivo era piuttosto vicino e limitato territorialmente: fare l'assessore, senza la necessità di sottoporsi al vaglio degli elettori, a Castelvetrano. E l'abbiamo scampata per un pelo! Quando già sentiva di avere in tasca la carica tutto saltò per le disavventure di Perricone, quello che scrisse all'allora ministro salvini, avvisandolo che i commissari di  Castelvetrano erano "comunisti"!
E siccome l'età avanza e con essa le ambizioni, anche ingiustificate, ha deciso che doveva mirare in alto, più in alto che un misero posto d'assessore. Deputato regionale, minimo. Nuove strategie erano necessarie, più inclusive di elettori. Non poteva rivolgersi solo ai castelvetranesi. Ed ecco che, con la scusa dell'ospedale di cui ha chiesto il cambiamento del nome, non mi ricordo se ospedale belicino o del belice, si arroga anche la rappresentanza dei salitani, dei poggiorealesi ecc. per includerli nella sua "battaglia" per l'ospedale. 



Ecco, allora, il tempestivo cambiamento del nome dell'associazione in orgoglio castelvetranese-belicino, nella speranza di raccogliere in un afflato campanilistico il favore di città che niente o pochissimo avrebbero da guadagnare dal potenziamento dell'ospedale di Castelvetrano. Da Salaparuta o Poggioreale si impiega lo stesso tempo per arrivare a Sciacca o a Castelvetrano e solo qualche minuto in più per Mazara. Certo avrebbero più scelta, ma tutto qua, niente di imprescindibile per un salitano.
Mi chiedo, per inciso, se il cambiamento del nome sia ufficiale o solo una trovata del giornale dell'associazione. 


Ma un'associazione fondata da cittadini che scendono in campo per risolvere un problema non deve rendere conto dei risultati ottenuti o è solo un metterci la faccia all'infinito senza mai quagliare?

Chi è disposto a darci ragguagli sulla risposta di Mattarella che, sembra, abbia ricevuto le firme raccolte?

 

Che se ne fa Mattarella di quelle firme? E in che ruolo dovrebbe intervenire nelle faccende del governo Musumeci? 

Solo fumo negli occhi. Il presidente Mattarella niente può fare per noi. La riforma della sanità siciliana è stata legittimamente approvata all'assemblea siciliana che, fino a quando non aboliranno, augurabilmente, le regioni, ha facoltà di decidere autonomamente sulla Sanità siciliana.
Siamo un po' stanchi di inutili, se non per i personaggi che le fanno, sceneggiate!


La politica del campanile

 

 
Un post qualunquista che degrada la critica politica o sociale a roba da reietti, da "leoni da tastiera"! Criticare secondo i qualunquisti non è il sale della democrazia. La signora Rosalia Ventimiglia era d'altronde tra quelli che marciò contro il commissario Caccamo al grido insano di #siamocastelvetranesinonsiamomafiosi assieme a Franco Messina e Colaci.
 
 

 
 Sembra fautrice, la signora Ventimiglia, del pensiero unico: tutti i castelvetranesi che non la pensino come lei sono gente inutile che sa solo criticare, lei che critica "qualunquisticamente" la politica, "tutta la politica" salvo difendere il diritto di candidarsi di chiunque a fare "politica". Orgoglio castelvetranese altro non è stato se non la piattaforma di lancio politico di un personaggio grigio, il cui merito sarebbe di essere figlio di un poeta e nipote di uno ucciso dalla mafia e di avere organizzato qualche gita "istituzionale" a Cinisi, che al momento in cui dovrebbe ritirarsi a godersi la vecchiaia, uno che nella sua vita non ha fatto mai politica per Castelvetrano, ha deciso di scegliere come hobby la Politica che tanto disprezza, invece di lasciare spazio ai giovani. Per tre anni gli orgoglioni non hanno fatto altro che dare la colpa ai politici e alla politica, dimenticando, come fa anche la signora Ventimiglia, che non è stata la "politica" a fare lo scempio che del nostro ospedale è stato fatto. È stata una certa politica, la politica di destra del governo Musumeci, quella stessa politica che hanno votato e scelto gli orgoglioni Messina e Calcara.
 
 Persone adulte che giocano alla raccolta di firme, che si siedono per terra "dietro" (non davanti al carrarmato in movimento come a Tienanmen, dietro) il furgone dei traslochi di pediatria (posteggiato!), in segno di protesta, che fanno riconsegnare la tessera elettorale ai cittadini invece che educarli alla giusta politica, non possono avere se non il seguito che hanno.
"Oggi viene preso di mira chi da anni lotta per il nostro ospedale". No! oggi viene preso di mira esattamente come anni fa, quando dal nulla si materializzò per organizzare il  corteo anti-antimafia, anti-stato, il primo nella storia d'Italia. Al prefetto Caccamo che aveva girato in lungo e largo ad amministrare comuni sciolti per mafia, già dopo il primo anno capì come suonava la musica a Castelvetrano e non si fece scrupolo di dire in TV a chi lo intervistava che i castelvetranesi gli sembravano poco collaborativi. E non per una comprensibile diffidenza nei confronti del prefetto estraneo, ma proprio "per una questione culturale". Aveva torto? Assolutamente no. 
 
Veniva attaccato da tutti. I castelvetranesi trovavano indigesto quello scioglimento "per mafia". Uno che si distingueva per zelo nell'attaccare qualsiasi cosa facessero o "non facessero" i commissari fu Perricone che in una occasione scrisse una lettera, che ebbe anche il coraggio di rendere pubblica, all'allora ministro dell'interno salvini accusando i commissari di esprimere, nei loro profili social privati, contrarietà politica al ministro stesso. Gli disse: "Salvini, questi, sui social, parlano male di te e sono dei comunisti (sic)". Una cosa di cui qualsiasi persona dotata di buon senso si vergognerebbe: giudicare un prefetto per le sue posizioni politiche a noi non gradite, un gesto di una bassezza inqualificabile. Perricone fu quello che si candidò a sindaco di Castelvetrano e scelse come assessore, tra gli altri, indovinate chi?, sì, l'avv. Franco Messina.

Il prefetto Caccamo ne aveva viste di cotte e di crude nei paesi sciolti per mafia dove aveva avuto la ventura di amministrare.
Mai però gli era capitato un corteo, addirittura, contro di lui personalmente. Quel corteo fu un grande favore alla mafia, che non avrebbe saputo far meglio. Non fu organizzato dalla mafia che avrebbe sicuramente portato in strada molti più cittadini di quei duecento sprovveduti "non mafiosi", 200 con tutti i boy scout. Ma così venne percepito sia dal commissario Caccamo che risolutamente si rifiutò di partecipare, sia al presidente della commissione antimafia Claudio Fava che ebbe parole durissime nei confronti degli organizzatori. «Contro la mafia non si costruiscono cortei per reclamare l’orgoglio patriottico di una città. Un corteo riveduto e corretto» ha detto Fava ("riveduto e corretto proprio perché era nato come corteo di protesta contro il commissario Caccamo e le sue parole non benevole nei confronti di Cvetrano, ma fu corretto in corsa e spacciato come corteo contro la mafia, senza che nessuno avesse il coraggio di dire una parola decisa e chiara contro la mafia, tipo "La mafia è una montagna di merda", ritenuto volgare dagli organizzatori, o persino uno slogan #sonocastelvetranesesonocontrolamafia meno insipido e insignificante del loro #sonocastelvetranesenonsonomafioso) «che non è nato» continua Fava «proprio sull’onda della benevolenza nei confronti del lavoro commissari, ai quali invece bisognerebbe far sentire la propria presenza. Una presenza che dovrebbe essere fondata sull’accoglimento dei segnali che vengono dati dagli stessi commissari."
E chi organizzò la marcia anti-stato? L'avv. Franco Messina. Quello che l'anno dopo si sarebbe fatto cooptare da Perricone come assessore. Perricone che sembrava pensare che fosse proibito essere comunisti. In definitiva, forse, fu, più che un corteo anti-stato, una marcia anticomunista.
 
 No! "La politica fa schifo" lo dicono i qualunquisti e i fascisti. C'è politica e politica. L'incapacità di scegliere quella giusta è stata sempre un problema di Castelvetrano: per questo ci troviamo al punto in cui siamo, con un governo assolutamente incapace, il cui pezzo forte in tre anni sono le pedane malamente pittate per "smuovere le coscienze"! In tre anni, i pallets! Ville chiuse, città piena di rifiuti. E questi sono i rivoluzionari.
 
L'idea del pensiero unico è anche quella di certi "illuminati", grigi ex-funzionari che si lamentano che a Castelvetrano i cittadini non sono mai stati capaci di far confluire su un unico candidato i loro voti, un candidato che difendesse e promuovesse la propria città. Come se un politico eletto in provincia per le regionali non fosse lì a rappresentare tutti, i mazaresi, i campobellesi, ma solo quelli della cittadina da cui viene. Come se bastasse essere di castelvetrano per raccogliere i consensi di tutti i castelvetranesi, come se tra un castelvetranese e un altro non ci fossero differenze, di visione politica e sociale. Questa è la vecchia idea qualunquista che per governare non servono e non contano le idee. Uno può essere un fascista, un comunista, qualsiasi cosa, basta che sia di Castelvetrano e va a fare i nostri interessi invece che quelli di Mazara. 
Questa è l'idea di buona politica: non quella che fa gli interessi di tutti, ma quella che fa gli interessi del campanile. 
Che è quello che succede da sempre e ancora oggi. È figlio di questo modo di intendere la politica il declassamento dell'ospedale di Castelvetrano. Figlio della forza contrattuale dei politici mazaresi e marsalesi che, naturalmente, fanno quello che l'ex-burocrate della brumosa val padana si augura faccia la politica castelvetranese: difendere il proprio campanile. 
 
Riassumendo, per questi qualunquisti la politica fa schifo, quindi bisogna riuscire a fare eleggere un castelvetranese, chiunque, di qualunque idea politica, perché difenda il nostro campanile. 
Questa è la politica sana che contrappongono alla politica schifosa, quella che non fa gli interessi di Castelvetrano.

Castelvetrano, capitale morale? Ma di che?

 


 

Scrive A. Quarrato di Orgoglio Castelvetranese:
«Eravamo la capitale morale ed economica della valle del Belìce, eravamo una comunità che sapeva far valere le proprie ragioni, eravamo punto di riferimento per la scuola , l’economia e la sanità.»
E invita alla riscossa «Con un sindaco con la fascia, pronto come fu allora Beppe Bongiorno, a guidare la folla.»


Io sono più vecchio di Quarrato.  E il mio più grande rammarico di fronte a queste affermazioni, che ogni tanto qualcuno tira fuori dalla sua manica di prestidigitatore, è di essermi perso questa età dell'oro.
Eppure, mi dico, vivo qua da 70 anni. Mi sono distratto? Vivevo nella capitale "morale" ed "economica" della valle del Belice e non me ne sono accorto? E, ignaro, nei miei 20 anni andavo in discoteca e al cinema a Mazara, quando, dicono costoro, c'era ogni ben di dio a Cvetrano?
La capitale "morale"! E quella reale? Salaparuta? Poggioreale? Campobello?

Io mi ricordo sempre un paese ad alta densità mafiosa con i mafiosi in affari riveriti e potenti, un'economia agricola da terzo mondo con alto tasso di emigrazione, con l'unico venticello di novità delle cantine sociali. Mi ricordo una città senza guida ideale dai '50 ai '90. I sindaci e le giunte si cambiavano ogni pochi mesi. Pensate che Vito Lipari, per accumulare 4 anni e 2 mesi di sindacatura dovette essere eletto per 5 volte.


Dal '90 in poi quello che mi ricordo è un obnubilamento generale della politica delle idee con l'affermazione delle squallide liste civiche, che nacquero dall'idea sbagliata che si può amministrare senza "idee".
In due anni e mezzo avemmo tre commissari, Zaccone, Ambrosetti e Diego D'Amico. Quest'ultimo, quando lasciò, non fece altro che raccomandare al suo successore, Bongiorno, di dichiarare il dissesto finanziario, visti la situazione delle casse comunali e i debiti accumulati. Il sindaco Bongiorno non dichiarò mai il dissesto del comune e mi sono sempre chiesto come fece, cosa fece, cosa ideò per riuscire a non farlo. Chiese aiuto allo Stato, che ripianò i debiti? Li ripianò con i suoi propri soldi? Eliminò d'imperio i debiti e non li onorò? Non l'ho mai saputo, né mi risulta che Bongiorno l'abbia mai spiegato! 

Io ho ricordi di un comune molto attivo nello spendere e nel sostenere economicamente associazioni e parrocchie locali, come pure durante le successive due sindacature di Pompeo. Errante, che successe a Pompeo, deve aver trovato tutti cassetti vuoti e i debiti alle stelle. Durante la sua sindacatura limitò le uscite e le prebende ai clientes e "Non ci sono soldi!", finalmente, diventò un ritornello. Chissà se avrebbe avuto il coraggio di dichiarare il dissesto finanziario del comune. Lo ha fatto un commissario, venuto qui per la mafia. 

Che sia questa l'età dell'oro a cui si riferisce Quarrato? Ma quanti anni aveva Alessandro nel '90? Davvero si ricorda la Cvetrano ante-90 con un sindaco al mese e chissà quali comitati d'affari a gestire la cosa pubblica? Davvero giudica la china post-90, che ci ha precipitati, nel volgere di 30 anni, nel dissesto più grave della nostra storia, l'età dell'oro? Se fosse così ne discenderebbe che il dissesto economico della nostra città ha origini più recenti, magari nella sola sindacatura Errante. Ma noi sappiamo che non è così. 46 milioni di debiti non li accumula Errante in tre anni. Anzi parrebbe che lui abbia posto fine allo spendere senza disponibilità.

Capitale? Ma di che?

Abbiamo visto film diversi.

Per quel che riguarda la lamentela che i Castelvetranesi sarebbero apatici e poco vogliosi di far valere le loro ragioni ci sono tre considerazioni possibili: 

1. I Castelvetranesi sono sempre stati così. Chi più di loro può essere disincantato? Contadini e braccianti sempre alla mercé dei signorotti locali a cui da sempre sono abituati a delegare la risoluzione dei problemi? Un capo dei capi che avesse a cuore il suo territorio, non lo farebbe depredare della sua sanità. Neanche la mafia è più quella di una volta.

2. Nelle battaglie perse, la colpa non è delle truppe che mancano ma dei generali che non hanno saputo raccoglierle e guidarle.

3. Persone adulte che giocano alla raccolta di firme, che si siedono dietro il furgone dei traslochi di pediatria, in segno di protesta, che fanno riconsegnare la tessera elettorale ai cittadini invece che educarli alla giusta politica, non possono avere se non il seguito che hanno.




Ma tu che cosa hai fatto nella tua vita di concreto o di originale?

 


Le mie critiche non riguardano mai le persone in quanto mariti/mogli, padri/madri, Nonni/e, professionisti, amici/che. Non sono interessato ai loro comportamenti privati, alle loro preferenze culinarie, alla loro affettuosità di padri o altro. Anche Totò Riina era, sembra, un padre affettuoso e un marito amorevole e Bernardo Provenzano teneva devotamente una bibbia sul comodino. Queste sarebbero "critiche personali". 

Io critico la loro figura pubblica se fanno politica o se si espongono con iniziative sociali pubbliche, le loro parole e le loro scelte pubbliche. Una critica di cui mi arrogo il diritto in quanto osservatore della società, in quanto elettore, in quanto opinionista, in quanto cittadino che fa il suo dovere. E nessuno può venirmi a dire "Ma tu che cosa hai fatto nella tua vita di concreto o di originale?" come qualche cretino ha già fatto, come se a un cittadino che eserciti il suo diritto di critica ai propri governanti, fosse richiesto come prerequisito di aver fatto qualcosa di concreto o, peggio, originale. Come se a uno spettatore di una partita di calcio fosse richiesto per criticare di aver giocato a calcio, magari in serie A, come se a un lettore di romanzi o saggi fosse richiesto di di avere prima scritto libri o vinto un premio strega per esprimere un giudizio! Come se a un amante dell'arte non fosse concesso di amare o criticare un dipinto o una scultura perché non ha mai sfornato un dipinto, per giunta "originale! Spesso, ironia, quelli che ti fanno quest'appunto imbecille sono persone che come te, cittadini normali, non hanno mai fatto nulla di concreto o originale. 

Ma, poi, non è fare qualcosa di concreto lavorare, fare l'insegnante, il segretario comunale, l'operatore sanitario o ecologico, non è fare qualcosa di concreto pagare le tasse e rispettare la legge (in Italia è persino originale farlo!). 

Che cosa mi impedirebbe di criticare chi si espone per scelta alle critiche e agli onori con le sue cariche pubbliche e politiche? Cosa mi impedirebbe di esercitare un diritto che solo nei paesi dittatoriali è precluso ai cittadini, a me che nella mia vita ho studiato tanto, ho servito come cameriere, come factotum in alberghi, come uomo di fatica per agenzie di collocamento, come insegnante, come contadino, che ho zappato, per anni mi sono rotto la schiena alla guida di un trattore, spietrato a mano terreni rocciosi, aggiustato e assemblato computer, costruito una famiglia meravigliosa? 

Cosa potrebbe impedirmelo? Uno stronzo barboso o una ragazzina presuntuosa che neanche loro hanno mai fatto niente di "originale e concreto" persi nel buio anonimo dei loro uffici pieni di scartoffie e regole?
Un ipocrita servo della politica che il massimo del ragionamento che riesce a mettere insieme, per controbattere a una serie chiara e pulita di ragionamenti critici miei, sono un insulto,"solone da tastiera", due aggettivi, "ingeneroso e distruttivo", non spiegati e dimostrati, e, piuttosto che un altrettanto chiaro ragionamento o un'argomentazione razionale, solo un atto di fede: "Mi rifiuto di credere che...", fede nelle figure pubbliche che io critico, senza spiegare su cosa basa la sua fede? È amico di qualcuno di loro? Sì! Ne conosce fatti e misfatti e quindi può esprimere un giudizio ragionato? No! Però "Mi rifiuto di credere...!" E, colmo dei colmi, nello stesso momento in cui polemizza con me e mi insulta - solone da tastiera, ingeneroso e distruttivo - afferma, per tirarsi indietro, di non amare le polemiche. Polemiche che invece sono il sale della democrazia e la prova della sua esistenza. Il fatto è che quando si tocca la politica, in Italia, quelli che ne scrivono e dovrebbero esserne i cani da guardia e controllori, per tornaconto personale e professionale, diventano di una cautela che sfocia nel servilismo. 

Se poi si parla di politica locale in piccoli posti dove tutti ci si conosce la questione assume aspetti grotteschi, per cui chi scrive liberamente viene licenziato e costretto ad emigrare a Marsala da "lungimiranti giovani conformisti e conservatori", vengono additati dai loro stessi "colleghi" come nemici della propria comunità sol perché accennano al passato genealogico del loro padrone e benefattore, come è successo a un nostro valido e unico giornalista. 

Se scrivi male di un politico che gode di immeritata e infondata fama sei indicato come quello che mostra acredine personale. Se fai notare a un politico, che si vanta dell'originalità dell'albero di natale che lui "ha concepito" insieme con un amico, che tanto originale l'opera non è, ecco che interviene il padre che "Nesci fora s'ha curaggiu, pezzu di cretinu patentatu"! Ed è comprensibile se questo comportamento poco democratico e da uomini delle caverne lo assumono gli australopitechi della società moderna, assai meno se a farlo sono persone che passano per intellettuali, vittime anche loro di riflessi servili condizionati. 

Tutti ci conosciamo a Castelvetrano e diventa pressoché impossibile criticare una figura pubblica, un politico senza suscitare pruriti irrazionali di difesa automatica e acritica.
Io critico da molti anni, argomentando con una passione e una convinzione che non possono essere scambiate con acredine personale "Orgoglio castelvetranese". Personale dde che? Cosa c'è di personale nell'accusare gli orgogliosi castelvetranesi di non averne mai combinata una giusta? Cosa c'è di personale se dico che le raccolte di firme fatte e reiterate dai gorgogliosi sono inutili e strumentali, proprio in quanto inutili. Cosa c'è di personale se dico che inviare le firma raccolte al presidente della Repubblica è una scelta insensata? Cosa c'è di personale se dico che le leggi approvate lecitamente da un'assemblea eletta dai cittadini non si cambiano a colpi di firme, ma in parlamento con i numeri della democrazia? Niente! Non c'è niente di personale! Niente di personale c'è nell'affermare che Orgoglio Castelvetranese ha un primato mondiale, quello di essere riuscito a organizzare una manifestazione contro lo stato-che-combatte-la-mafia che neanche la mafia sarebbe mai riuscita ad allestire. 

Certo gli organizzatori si sono sentiti punti sul vivo, in quanto responsabili del corteo, ma io non ho toccato le loro vite personali ma solo la loro scelta pubblica di cui devono prendersi la responsabilità! Come posso dimenticare il modo in cui mi hanno travolto con insulti di tutti i tipi (proprio perché mi rendo conto di quanto sia delicato trattare certi argomenti e con certe persone ho l'abitudine di registrare, annotare, fotografare e conservare tutto!)?

«Contro la mafia non si costruiscono cortei per reclamare l’orgoglio patriottico di una città. Un corteo riveduto e corretto» ha detto Fava ("riveduto e corretto proprio perché era nato come corteo di protesta contro il commissario Caccamo e le sue parole non benevole nei confronti di Cvetrano, ma fu corretto in corsa e spacciato come corteo contro la mafia, senza che nessuno avesse il coraggio di dire una parola decisa e chiara contro la mafia, tipo "La mafia è una montagna di merda", ritenuto volgare dagli organizzatori, o persino uno slogan #sonocastelvetranesesonocontrolamafia meno insipido e insignificante del loro #sonocastelvetranesenonsonomafioso) «che non è nato» continua Fava «proprio sull’onda della benevolenza nei confronti del lavoro commissari, ai quali invece bisognerebbe far sentire la propria presenza. Una presenza che dovrebbe essere fondata sull’accoglimento dei segnali che vengono dati dagli stessi commissari."

Il commissario, che si rifiutò, per ovvie ragioni (avrebbe dovuto partecipare a un corteo organizzato contro di lui!), fu, però, invitato a partecipare e anche il presidente della commissione antimafia Fava, che pure si era espresso duramente contro il corteo, fu invitato dopo che il comitato fu costretto ad aggiustare il tiro dopo l'iniziale sdegno per le parole che Caccamo aveva pronunciato contro la città, il vero e unico motivo dell'organizzazione del corteo. Naturalmente anche Fava si rifiutò.
Con me, invece, sfogarono tutta la loro rabbia repressa il loro furore stomacale e stomachevole che di seguito cito alla lettera compreso italiano scorretto, virgole e punteggiatura mancanti comprese:

«il qualunquismo alla ribalta. Le sue affermazioni rappresentano il solito modo di sparare nel mucchio e denigrare chi tenta di fare qualcosa contro l’atteggiamento passivo ed omertoso di buona parte della popolazione castelvetranese. Io non ho le sue capacità divinatorie, quindi, non conoscendola, non sono in grado dire che lei è un povero deficiente come dimostra da ciò che scrive.»

«...uno scribacchino da quattro soldi come lei mostra di essere»

«le sue accuse sono molto infamanti e diffamatorie e da tali verranno affrontate da chi di competenza.»

«non è degno di considerazione una persona come lei piccola è il nulla»

«Sono un manager ed ho tanto da lavorare. Ma domani, prima di partire, questo tempo lo voglio perdere per capire se sia possibile tappare la bocca a “sepolcri imbiancati” come lei che sono convinto che avrà fatto molto poco nella vita per questa città, preoccupandosi soltanto di alimentare il suo pregiudizio ed il suo qualunquismo, puntando il dito anche contro chi non ha la fortuna di conoscere.»

«non ha senso rispondere ai piccoli provocatori della domenica sfogano le loro frustrazioni e la loro piccolezza così criticando e polemizzando in maniera sterile non diamo modo di lasciamoli sfogare. Tanto i commenti inutili lasciano il tempo che trovano»

«lei è uno squilibrato che non ha altro da fare che manifestare il suo livore contro la sua misera vita. Mi ha rovinato il 1° Maggio perché era festa.»

«mi scusi ma come si permette????? È pregato di smetterla e trovarsi un qualcosa da fare possibilmente di costruttivo»

«la smetta di scrivere minchiate che possono costarle caro»

Questi sono i notabili di Castelvetrano quando una loro iniziativa viene duramente criticata.
È difficile fare ciò che faccio io. Richiede pazienza, perseveranza, combattere la paura, essere attaccato da chiunque, anche il primo cretino che passa, essere minacciato continuamente di essere portato in tribunale come fece l'avvocato dangelo, o Colaci stesso, o, persino, Papania, il dominus di Vìa. 

Ci si attira antipatie, strali feroci, accuse di non aver fatto niente per la mia città, trascurando che è proprio ciò che faccio il mio dono alla città, andare alla ricerca delle magagne nascoste o visibili, in un posto dove tutti si rifiutano di dire che il re è nudo quando il re è nudo. 

Non è facile, perché contro i critici del potere si mobilitano il potere e i potenti e il loro contrattacco può manifestarsi in mille modi e percorrere strade le più diverse. E possono essere molto pericolosi.

Quando si sceglie di stare contro si corrono dei rischi! Non tutti i tuoi amici, pochissimi, si sentono di rischiare per una scelta che non è la loro e si capisce.

 

Pochi segni di solidarietà si vedono da tutti i miei amici non virtuali, quelli di una vita insieme e di lunga data, conoscenti da una vita, ex colleghi ecc. Pochi!  Eppure alla foto di un gattino o a un post spiritoso non impegnativo a decine si precipitano a mettere un like. Costa meno in termini sociali! 

Non voglio fare la vittima né colpevolizzare tutti i miei amici, alcuni dei quali - diversi- sono esclusi da questa recriminazione. 

Ma siccome è proprio la difficoltà di scrivere contro, la difficoltà di gridare "Il re è nudo" quando tutti fanno finta che non lo sia, mi sembra giusto sottolineare come l'isolamento prenda anche questa forma del silenzio degli amici, che per amor di quiete preferiscono non associarsi alle battaglie folli di uno che ha perso la testa, di uno che non tiene conto della necessità di un certo grado di ipocrisia per sopravvivere, soprattutto in un piccolo posto. Chi glielo fa fare. E hanno ragione!!

 

 https://tongueofsecrets.blogspot.com/2020/12/le-mie-ingenerose-e-distruttive.html

 

 

Le mie "ingenerose e distruttive" critiche nei confronti di gorgoglio castelvetranese.






Mi si accusa di "ingenerose e distruttive" critiche nei confronti di gorgoglio castelvetranese.


«... è assolutamente ingenerosa la feroce critica distruttiva nei confronti dei relativamente pochi cittadini che da anni combattono (mentre la massa dei castelvetranesi assiste pavida e dormiente, salvo qualche solone da tastiera) una battaglia con un esercito disertore per salvare l"ospedale.»


La mia opinione è, ovviamente, completamente opposta alla sua.

Ho scritto talmente tanto su questi personaggi in cerca di un posto al sole da potere pubblicare un libro. Naturalmente non le rimprovero di non aver letto o di non leggere ciò che scrivo io, ma mi aspettavo che leggesse almeno il post qui sopra, che invece sembra non si sia preso la briga di scorrere.

1. Dire che i castelvetranesi sono pavidi, dormienti o, come li hanno definiti i gorgoglioni, menefreghisti e apatici, mi sembra un modo per scrollarsi di dosso ogni responsabilità per qualsiasi iniziativa uno prenda. Invece io sono convinto che i castelvetranesi, abituati come sono, ci hanno fatto l'occhio a riconoscere gli sciacalli dalle persone in gamba. 

 

2. Io sostengo che è proprio il bene della città che questi furbi gorgogliosi tengono per ultimo nelle loro priorità. Sono persone che cercano, con l'aiuto di alcuni inconsapevoli e volenterosi cittadini, di usare la causa dell'ospedale o altro come trampolino di lancio per il loro tuffo in politica. Ne è dimostrazione chiara e lampante che nel 2019, quando cominciò la campagna elettorale chiusero la saracinesca di Gorgoglio e non solo metaforicamente. Ne annunciarono la chiusura formalmente: "Chiuso per elezioni", perché tutti i dirigenti del gruppo, a parte qualcuno che sulla politica aveva già vissuto per trent'anni con i risultati che si vedono oggi, si erano lanciati in campagna chi come assessore chi come consigliere. Altro che abnegazione e amore per la propria città. Ad alcuni l'arresto dei uno dei competitori rovinò i piani su cui aveva tanto contato. Altri non mi pare abbiano avuto alcun successo. 

 

 

3. Ad un politico non si chiede impegno ed abnegazione soltanto, che, da soli non servono a niente se non sostenuti da un progetto valido e da soluzioni efficienti ed efficaci. Ad un politico si chiede che realizzi ciò che promette. Lo stesso si chiede a chi, classe dirigente del paese, professionisti in vista della comunità, si fa avanti per risolvere un problema della collettività. Non è secondario che raggiungano lo scopo. Ed è anche corollario inevitabile che con le loro iniziative si sottopongano al vaglio e alle critiche di chi avanti non si è fatto. Se la Folgore disputa una partita penosa non è colpa del pubblico cvetranese che non è sceso in campo a giocare al posto loro. È colpa dei giocatori e dell'allenatore. 

 

 

4. È questo che io rimprovero ai gorgoglioni (spero che il suo "qualche solone da tastiera" non fosse rivolto a me, che se così invece fosse renderebbe la nostra " amicizia", sia pure su Fb, impossibile), di avere perso sempre le loro battaglie e non mi sembra un dettaglio trascurabile. A quale politico si perdona il fallimento? 

Rimprovero ai gorgogliosi di non avere saputo approntare e studiare i giusti rimedi, di non avere indicato le soluzioni. Si sono affidati a strumenti finti e logori come la raccolta di firme, che non occorre essere dei soloni per capire che non servono a niente tranne quelle ufficialmente esistenti nell'ordinamento democratico per iniziative di legge o per indire un referendum. Le raccolte firme sono quelle che fanno società a scopo di lucro su internet al ritmo di decine al giorno, avaaz change e simili, e, probabilmente, è capitato a tutti di firmarne una, per salvare un qualche orso, o per lo scarabeo del belice, senza sapere mai più cosa fosse successo all'orso o allo scarabeo. Così come nessuno ha più saputo che fine abbiano fatto le firme della prima raccolta.

 


 

5. In democrazia le leggi le fanno i rappresentanti del popolo ed è a loro che ci si rivolge per farne approvare una o per cambiarne un'altra. Non si raccolgono firme per una fantomatica abrogazione di una legge, il piano sanitario regionale, approvato a maggioranza dai deputati regionali che fanno parte legittima di una maggioranza che legittimamente governa stretta intorno a un presidente di regione eletto dal popolo e che si riserva di approvare le leggi che ritiene opportune e giuste, checché ne dica l'opposizione, che, infatti non si mette a raccogliere firme ogni volta che viene approvata una legge non di loro gradimento. Se una legge non va giù all'opposizione, può solo aspettare che la ruota della politica giri e una volta conquistato il posto di comando si cambia ciò che si ritiene inaccettabile. Così è successo a livello nazionale con i decreti sicurezza di Salvini, che non sono stati modificati con una ridicola raccolta di firme. 

 

 

6. Errare humanum est... , ma questa è la seconda raccolta di firma organizzata dai gorgoglioni. Della prima il dormiente pubblico castelvetranese non ha saputo più niente e, comunque, non ha sortito, come era prevedibile per tutti tranne per i patrioti che descrive lei, alcun effetto. Non solo si persevera nell'errore ma si mandano le firme alla persona sbagliata. Ora, mi dica lei qual è la logica che gli fa decidere di rivolgersi al PdR Mattarella che nessun potere ha in queste questioni? Qual è l'intelligenza dietro questa scelta assurda? Se io fossi il presidente Musumeci e ricevessi una telefonata dal PdR , ma anche dal Papa, che mi invitasse ad accontentare i gorgoglioni e a modificare la legge, lo manderei a quel paese e se la telefonata fosse ufficiale lo denuncerei per attentato alla costituzione e ingerenza indebita nell'autonomia della regione Sicilia.

 

Per il resto la rimando, se ne ha voglia, al mio blog dove, cercando orgoglio castelvetranese, le compariranno una miriade di post che ho scritto contro costoro, che, caso unico in Italia, sono riusciti a organizzare una manifestazione contro lo stato, con uno slogan imbecille #iosonocastelvetranesemanonsonomafioso, perché #sonocontrolamafia gli sembrava troppo forte, e poco è mancato che la mafia ufficialmente ringraziasse, mettendosi contro i commissari di allora e il presidente della commissione antimafia che si rifiutarono formalmente di partecipare a un corteo che aveva tutte le caratteristiche di un attacco allo stato. 

 

 

Infine, nel difendere il mio diritto di critica (gli aggettivi distruttivo o costruttivo sono assolutamente opinabili e soggettivi) di critica anche dura, confesso che mi dispiace che essa difficilmente possa distruggere alcunché. 

 

 

 

 

 

 

 

 

Io i miei suggerimenti nelle mie critiche li inserisco sempre, tipo "votate bene" "non fatevi prendere per i fondelli", "votate le persone giuste" che una volta al potere possano risolvere i problemi della cittadinanza, alla quale in una democrazia rappresentativa non si può chiedere di intervenire continuamente per una inutile firma o a decidere su questo o quello. Se votate Musumeci, e la maggior parte dei gorgogliosi per ironia sono stati fieri elettori del fascista, aspettatevi ciò che è giusto aspettarsi e tacete fino alla prossima possibilità che vi sarà data di votare.

Grazie per l'attenzione. Il suo solone da tastiera?

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