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Blasfemi adoratori di feticci


 

 Il Corteo del Principe, fatto passare, con una bestemmia, per il corteo di Santa Rita, è più consono a dei selvaggi servi adoratori di padroni, di nobiltà che a un popolo religioso. Ed è, oltretutto, una cosa fatta male, inguardabile sin dal suo impianto, ideato da principianti "cultori di storia" che, tuttora, non hanno il senso del ridicolo. 




 

Chi ha immaginato e disegnato gli stessi abbigliamenti del corteo del principe su quali studi si è basato? Si sono basati davvero su degli studi? Ammettiamo di sì! Tu, studioso serio e competente, riusciresti nell'impresa, impossibile già ad occhio, di fare un corteo in abiti "ottocento-novecenteschi"? Come se si potesse sintetizzare la moda di due secoli interi! 

 


 

E di due secoli quali sceglieresti come rappresentativi? Gli abiti da mattina, da sera, dei primi dell'Ottocento, della metà o della fine del secolo, e del Novecento chi metteresti? Mary Quant o Karl Lagerfeld, il bianco e nero di Yves Saint Laurent, la maxi gonna o la minigonna, i jeans, i pantaloni a zampa d'elefante, o quelli del ballo del Gattopardo. Cose fatte "a la sanfasò"! Perché, poi, due secoli? Solo il cinquecento, il secolo del principe, non sarebbe stato più serio?

 

 

 

Si doveva in qualche modo, in qualunque modo, creare una connessione con la santa e quindi mettiamoci anche la moda del quattrocento che con il principe niente aveva a che fare. La Santa (poverina) nacque alla fine del 1300 e, certo, non conosceva gli sfarzi della moda dei Principi. Soprattutto nulla mai ebbe a che fare con il magnus stercus (grande stronzo) Carlo D'aragona. L'immagine in alto rappresenta il corteo di Santa Rita a Castellammare: una sobrietà che meglio s'intona con la vita umile e semplice del convento. 

La connessione Santa Rita-Principe Carlo D'Aragona non esiste e non può esistere. Poteva crearla solo una mente blasfema, che della chiesa valuta solo la tradizionale ricchezza e pompa e mai il messaggio di umiltà, dote che tutti i cristiani sono chiamati a coltivare come essenziale per lo spirito. Una mente malata, oserei aggiungere. Una vera e propria vergogna, così grave che mi meraviglio sempre come possa sfuggire ai più, soprattutto a persone che quotidianamente si battono il petto e pretendono di seguire e divulgare la parola di Cristo. A volte Gesù è davvero duro, puro, un comunista, insomma: «È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». 

 


Viva il Duce! Pardon, il Principe, Con la P maiuscola. Blasfemi adoratori di feticci che osate accostare il nome di una Santa, sublime in quanto tale, a quello di un volgare amministratore di cose terrene.

Voglio solo dire, in conclusione ed essenzialmente, che io penso tutto il male possibile dei cortei dei principi, vuoti e insulsi come le riviste che parlano solo di re e regine, espressione di bassa cultura popolare, con tutto il rispetto, ma non avrei niente da ridire sulla legittimità di "Un corteo del Principe Carlo", perché in questo caso cadrebbe almeno la mia pregiudiziale di blasfemia che io imputo al corteo che invece è , con una trovata degna della peggiore strategia pubblicitaria di traino con cose che "tirano di più" (e cosa tira di più, Salvini lo sa, della religione?) intitolato, ipocritamente e sacrilegamente a Santa Rita. 




Il corteo dedicato a Santa Rita a Marsala.
Più solare e sobrio del carnevale del principe a Castelvetrano


Insomma separino le dimensioni del sacro e del profano e ci guadagneremo tutti. 

Per ultimo riporto le testuali parole che nel loro libriccino didascalico giustificano la connessione tra il principe e la Santa, per mostrare quanto sia inconsistente e inesistente: 

«Il corteo ha l'obiettivo primario di far conoscere la vita di Santa Rita... Il corteo è l'occasione (sic) per rievocare il passato di castelvetrano per mezzo di figuranti in costume rappresentati (sic! invece di rappresentanti, un errore di stampa ci sta) la nobiltà locale, guidati (NdR: guidati chi? I figuranti o la nobiltà? Si presume la nobiltà! Quindi dovrebbe essere "guidata") dal principe Carlo D'Aragona e Tagliavia ...»


Capito? Come non approfttare dell'occasione della processione di Santa Rita e trasformarla in una sfilata di ricchi? Inaudito. In realtà si tratta di un lapsus degli organizzatori, che, sotto sotto, pensano che la processione di Santa Rita sia "solo" un'occasione per fare la sfilata del principe. 

Fate la Processione dedicata a Santa Rita e, come cosa diversa, la sfilata del Principe, e vi lascerò in pace. La mia cultura cattolica non può accettare queste bestemmie! 

 

 Link ad altri post sull'argomento:

La bestemmia sfila in corteo

Carlo d'Aragona magnus stercus

Il principe magio Carlo



 

 

 

 

 

 

 

Carlo D'aragona, magnus stercus et magnus tributorum exactor, adorato come e con una santa.

bestemmia, principe, traditore, magnus tributorum exactor
Chiesa di San Domenico: Sarcofago degli Aragona Tagliavia Principi di Castelvetrano           

 
 
 
 

Persino un Principe ci siamo andati a cercare nel nostro passato da commemorare e onorare, giusto come si fa con i Principi. Ché tutti sappiamo quanto fossero felici i sudditi ai tempi dei principi: una vera e propria età dell’oro. Com’era bella la vita al tempo del Principe!!! Fa sicuramente “fiaba”.


La verità è che fu un’epoca di frequenti carestie e epidemie. Fu l’epoca di quella cosa demoniaca che fu la “santa inquisizione”,
generata dalla mente malata di sovrani spagnoli cattolici. 

Un tempo in cui il fisco era, in realtà, un vero e proprio estorsore, in cui il popolo castelvetranese, ai tempi del D’alessi, si ribellò contro i successori del Principe, e, per ribellarsi, un castelvetranese deve essere proprio esasperato, in quel caso dalla fame. La rivolta fu violentemente repressa. Ma nonostante tutto, nell’indigenza totale del popolo, le fondazioni di chiese e conventi andavano avanti. 

Grandi i Principi.


Com’è stato buono il Principe a dotare casa sua (Castelvetrano) di chiese e piazza e monasteri. Il principe è legato a Castelvetrano perché lì è nato e lì è stato sepolto. Tutto qua. Per il resto durante la sua vita a Castelvetrano è venuto solo occasionalmente, di passaggio. A chi lo invitava a farsi vedere qualche volta a Cvetrano rispondeva: "Ci sono nato, ci andrò solo morto in quel posto dimenticato da dio."* e venne da morto ed è sepolto nella stupenda chiesa di San Domenico.

Era, comprensibilmente, in altre faccende affaccendato. Possedeva tanti di quei titoli e cariche che il suo biglietto da visita era in realtà un libriccino. Magnus Siculus lo chiamava il Cardinale di GranvelleAveva così poco di siculo che nella wikipedia in inglese viene definito "a Spanish noble and viceroy". E in Spagnolo: Carlos de Aragón y Tagliavia (Castelvetrano, Sicilia, 1530 - Madrid, 25 de septiembre de 1599), duque de Terranova, apodado "el gran sículo", fue un noble siciliano que desempeñó diversos cargos de estado al servicio del Imperio español de Felipe II. 

Al servizio del nemico.

Era, Carlo D’Aragona, sostanzialmente, al servizio della corona Spagnola, quella che ci soggiogava e usava come avamposto nella loro guerra ai Turchi e come galline da spennare, con le esose tasse imposte dai loro esattori, i viceré, per pagare le spese militari. La sua principale preoccupazione e occupazione era quella di affinare e rafforzare le difese della Sicilia contro i Turchi, sempre a spese dei siciliani poveri. Gli Spagnoli brucavano in Sicilia, mangiavano a Napoli e divoravano a Milano. 

Riepilogando, è vero che è stato  Magnus: Magnus traditor, Magnus tributorum exactor, Magnus populi hostis et pernicies, grande nemico e rovina del popolo, che tenne nell'indigenza più assoluta.  Magari gli avesse dato "brioches" al posto del pane! Gli dava chiese.

È stato grande: con il lavoro e i soldi degli schiavi-sudditi ( per tutte queste belle opere si tassavano sempre i cittadini, ma non la nobiltà, naturalmente) costruiva chiese e monasteri (la Chiesa gli serviva per tenere buoni i sudditi) e acquedotti. Come dire che chi ha costruito le Piramidi non sono stati gli schiavi usati a migliaia e decina di migliaia, che le hanno materialmente erette, bensì il Faraone che da una finestra con panorama si godeva lo spettacolo. Sudditi siamo e sudditi rimarremo. Ci piace sempre leccarlo ai potenti anche se sono solo personaggi storici, ormai. 

Abbiamo degli "storici" dilettanti a Castelvetrano che disseminano menzogne accurate. Fanno storia come se quasi un secolo fa non ci fosse stata quella rivoluzione metodologica che va sotto il nome di "nouvelle histoire" elaborata dall’École des Annales, come se M. Bloch e L. Febvre  e, poi, Braudel fossero vissuti invano. Il loro metodo storico è lo stesso dei costruttori di alberi genealogici, quelli che, dietro compenso, sono in grado di trovarti, comunque, un'ascendenza nobile e aristocratica. Quelli che fanno la storia con le chiese costruite. "Più chiese, più benessere" è la fasulla e distorta idea di questi cultori (così si autodefiniscono) di storia che, invece altro non sono che genealogisti, forse. Trovata l'ascendenza nobile hanno sentito di doverla cristallizzare e valorizzare, da aggiungere al pane nero e ai Greci.

Addirittura dedichiamo a questo grande stronzo, Magnus stercus, un “corteo storico” sotto forma di “rappresentazione sacra” per onorarlo come si fa con i santi. 

 



     
E infatti, sciaguratamente mescolando sacro e profano, in inglese si dice “piscari du’ aceddi cu ‘nna petra”, il corteo è, sì, di Santa Rita da Cascia, ma è anche “l’occasione” (sic!) per la sfilata della nobiltà parassita del Principe, che visse un secolo dopo la santa, con sbandieratori e “musici” in costumi “quattro-cinquecenteschi” (“mmiscati” costumi del 400 e del 500), forse per non fare torto ai due celebrati, una del 15° e l’altro del 16° secolo, che si conclude con l’incoronazione di Carlo d’Aragona.

 

Chiesaiuoli blasfemi che mescolano sacro, Santa Rita,
e profano, adoratori più che della santa,
di "mazze giuratorie".

Un Principe tirato su a forza dal pozzo del dimenticatoio di un periodo lontano, e, nell'eccitazione per un così nobile passato, si è pensato bene, in sinergia con la politica, di imporre dall'alto un nome mai sentito dal popolo, di dedicargli una festa in pompa magna con la "scusa" della Santa Rita, e di dedicargli una piazza, col risultato che quasi nessuno ne sa il nome. Sono così ignorante che mi chiedo quale sia il legame tra una santa e un principe, vissuti, peraltro, in epoche diverse. Ma tant'è. Così è se vi pare. Tutto questo è detto senza voler mancare di rispetto alle persone volenterose e brave che lavorano per la riuscita della manifestazione, che, pare, mieta successi.

* Questa frase me la sono inventata io.

 

 Altri link sull'argomento:

 
Il principe magio Carlo


Blasfemi adoratori

 
La bestemmia sfila in corteo

 





La bestemmia sfila in corteo a Castelvetrano.


Persino un Principe ci siamo andati a cercare nel nostro passato da commemorare e onorare, giusto come si fa con i Principi. Ché tutti sappiamo quanto fossero felici i sudditi ai tempi dei principi: una vera e propria età dell'oro. Com'era bella la vita al tempo del Principe!!! Fa sicuramente “fiaba”.

bestemmia, corteo, Santa Rita, principe
Carlo d'Aragona,
principe di Castelvetrano.
"Magnus siculus"
La verità è che fu un'epoca di frequenti carestie e epidemie. Fu l'epoca di quella cosa demoniaca che fu la "santa inquisizione", generata dalla mente malata di sovrani spagnoli cattolici. Un tempo in cui il fisco era in realtà un vero e proprio estorsore, in cui il popolo castelvetranese, ai tempi del D'alessi, si ribellò contro i successori del Principe, e, per ribellarsi, un castelvetranese deve essere proprio esasperato, in quel caso dalla fame. La rivolta fu violentemente repressa. Ma nonostante tutto, nell'indigenza totale del popolo, le fondazioni di chiese e conventi andavano avanti. Grandi i Principi.
Com'è stato buono il Principe a dotare casa sua (Castelvetrano) di chiese e piazze e monasteri. Il principe è legato a Castelvetrano perché lì è nato e lì è stato sepolto. Tutto qua. Per il resto durante la sua vita a Castelvetrano è venuto solo occasionalmente, di passaggio.
Era, comprensibilmente, in altre faccende affaccendato. Possedeva tanti di quei titoli e cariche che il suo biglietto da visita era in realtà un libriccino.

Era, Carlo D'Aragona, sostanzialmente, al servizio della corona Spagnola, quella che ci soggiogava e usava come avamposto nella loro guerra ai Turchi e come galline da spennare, con le esose tasse imposte dai loro esattori, i viceré, per pagare le spese militari. La sua principale preoccupazione e occupazione era quella di affinare e rafforzare le difese della Sicilia contro i Turchi, sempre a spese dei siciliani poveri. Gli Spagnoli brucavano in Sicilia, mangiavano a Napoli e divoravano a Milano. 
Magnus traitor, quindi.


 È stato Magnus: con il lavoro e i soldi degli schiavi-sudditi (per tutte queste belle opere si tassavano sempre i cittadini, ma non la nobiltà, naturalmente) costruiva chiese e monasteri (la Chiesa gli serviva per tenere buoni i sudditi) e acquedotti. Come dire che chi ha costruito le Piramidi non sono stati gli schiavi usati a migliaia e decina di migliaia, che le hanno materialmente erette, bensì il Faraone che da una finestra con panorama si godeva lo spettacolo. Sudditi siamo e sudditi rimarremo. Ci piace sempre leccarlo ai potenti, anche se sono solo personaggi storici, ormai.

 Addirittura gli dedichiamo un "corteo storico" sotto forma di "rappresentazione sacra" per onorarlo come si fa con i santi. E, infatti, sciaguratamente mescolando  sacro e profano, il corteo è, sì, di Santa Rita da Cascia, ma è anche - in inglese si dice "piscari du' aceddi cu 'nna petra" - "l'occasione" (sic) per la sfilata della nobiltà parassita del Principe di un secolo dopo, con sbandieratori e "musici" in costumi che gli organizzatori definiscono "quattro-cinquecenteschi" (immaginate un corteo in costumi otto-novecenteschi, in cui ai “jeans e magliette” si mescolano abiti rococò-vittoriani), forse per non fare torto ai due celebrati, una del 15° e l'altro del 16° secolo, che si conclude con l'incoronazione di Carlo d'Aragona.



Queste le parole che usano gli organizzatori per spiegare la blasfemia del Corteo di Santa Rita che s'avvilisce clamorosamente, “sfarzosamente” e incomprensibilmente nella parata di costumi della nobiltà parassita del Principe:
"Il Corteo (di Santa Rita) è anche l’occasione per rievocare il passato di Castelvetrano, attraverso la presenza di figuranti in costume rappresentati l’aristocrazia locale, guidati dal principe Carlo d’Aragona e Tagliavia con la consorte principessa Margherita Ventimiglia, e la deputazione civica, guidata quest'ultima dal Capitano del Popolo con l’antica mazza giuratoria d’argento, che viene esibita in pubblico soltanto in questa occasione." (L'errore di 'battitura” non è mio: "rappresentanti" immagino volessero scrivere).


blasfemia, santa Rita, principe, Carlo, corteo, corteo storico santa rita, castelvetrano
Il nesso è, quindi, molto "semplice": l'occasione, ovvero "a cchi cci semu ci mittemu puru lu principi". 
Un nesso culturalmente molto profondo come chiunque può vedere.
Questo è l'occhiello che sintetizza l'evento:
“Sbandieratori, tamburi aragonesi, musici medievali e centinaia di figuranti in costume alla corte di Carlo D'Aragona e Tagliavia primo principe di Castelvetrano.”
Nessun accenno al sacro o a Santa Rita! Forse attirerebbe di meno?

Questo è, invece, il preambolo pomposo e vacuo che fanno sul sito ufficiale nella presentazione del Corteo di Santa Rita (che ci perdoni da lassù!):
“Il sontuoso corteo storico racchiude nel suo seno le nuove coordinate della religiosità globale, e quelle della più profonda tradizione spagnola e aragonese con la Rievocazione storica dell’Investitura di Carlo d’Aragona e Tagliavia a primo principe della Città.”


Corteo di Santa Rita a Castellammare del Golfo


Concetti troppo alti per uno terra terra come me. Il linguaggio tanto ricercato e pomposo quanto vuoto, poi, s'addice più a un Principe che a un sempliciotto come me o la povera Santa.
Mi rimane la curiosità di sapere cosa sono queste “nuove coordinate della religiosità globale” che intimamente si intrecciano con “quelle della più profonda tradizione spagnola...”.

“Un popolo di devozione strutturato secondo un cerimoniale sfarzoso, che rivela tuttavia la sua interiorità in isole accese da tableaux vivant, e la sua imponenza nell'attraversamento della Città intera nel segno della Rosa Ritiana e del Magnus Siculus.” (Anche qui il francese non è mio: "vivants" suppongo volessero scrivere)


Insomma tutto un clamore di “sontuosità” “sfarzosità” e “imponenza” giusto com'è consono a una santa che visse 
nella semplicità e nella preghiera e 
fece dell'umiltà un abito per la sua vita. 
No?

Un Principe tirato su a forza dal pozzo del dimenticatoio di un periodo lontano, e, nell'eccitazione per un così nobile passato, si è pensato bene, in sinergia con la politica, di imporre dall'alto un nome mai sentito dal popolo, di dedicargli una festa in pompa magna con la scusa della Santa Rita, e una piazza, col risultato che quasi nessuno ne sa il nome. Sono così ignorante che mi chiedo quale sia il legame tra una santa e un principe, vissuti, peraltro, in epoche diverse e in luoghi differenti. Ma tant'è. Così è se vi pare. 

Tutto questo è detto senza voler mancare di rispetto alle persone volenterose e brave che lavorano per la riuscita della manifestazione che, pare, mieta successi.

 Almeno a Marsala fanno la "via crucis" che è dedicata a un principe speciale: Gesù, principe dello spirito.

P.S.: “Considerate le molteplici sensibilità e culture, mi scuso con chi non ha trovato una perfetta corrispondenza con il suo punto di vista. Chi scrive di storia, dal grande studioso all'occasionale dilettante come sono io, ha il suo punto di vista, limitato nel mio caso, ma sicuramente in buona fede.”
Così si esprime nel poscritto della sua prefazione a "Storia di un comune italiano: Castelvetrano" il valente studioso Salvatore Sanfilippo. Prendo in prestito le sue parole, e approfitto per consigliarvi di leggere la sua storia di Castelvetrano.
 
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Il Principe Carlo Magio

Il presepe vivente! Avremo il presepe vivente a Castelvetrano.
Immagino i nostri valenti “registi” e “attori” locali già febbrilmente impegnati a spremere il loro genio creativo per una indimenticabile rappresentazione, proprio come il “Corteo del Principe” con Santa Rita ridotta al ruolo di comprimaria, anche se lo chiamano il “Corteo di Santa Rita”.
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Anche la nascita di Gesù si profila una straordinaria “occasione per rievocare il passato di Castelvetrano”, magari affidando al Nostro “Magnus tributorum exactor” il ruolo di uno dei Re Magi. D'altronde il numero dei Sacerdoti è storicamente incerto. Come suonerebbe? Baldassarre, Melchiorre, Gaspare e il Principe Magio Carlo che portavano oro, incenso, mirra e pane nero.





I nostri cultori di storia sapranno sicuramente trovare un nesso qualsivoglia. Se sono riusciti a trovare un collegamento tra Santa Rita e il Principe Carlo lo faranno anche per la natività. blasfemia, santa Rita, principe, Carlo, corteo storico, castelvetrano
Queste le parole che usano gli organizzatori per spiegare la blasfemia del Corteo di Santa Rita che s'avvilisce clamorosamente, “sfarzosamente” e incomprensibilmente nella parata di costumi della nobiltà parassita del Principe:
"Il Corteo (di Santa Rita) è anche l’occasione per rievocare il passato di Castelvetrano, attraverso la presenza di figuranti in costume rappresentati l’aristocrazia locale, guidati dal principe Carlo d’Aragona e Tagliavia con la consorte principessa Margherita Ventimiglia, e la deputazione civica, guidata quest'ultima dal Capitano del Popolo con l’antica mazza giuratoria d’argento, che viene esibita in pubblico soltanto in questa occasione." (L'errore di 'battitura” non è mio).
Il nesso è, invece, molto " semplice": l'occasione ovvero "a cchi cci semu ci mittemu puru lu principi". Un nesso culturalmente molto profondo come chiunque può vedere.
Questo è l'occhiello che sintetizza l'evento:
Sbandieratori, tamburi aragonesi, musici medievali e centinaia di figuranti in costume alla corte di Carlo D'Aragona e Tagliavia primo principe di Castelvetrano.”
Nessun accenno al sacro o a Santa Rita! Forse attirerebbe di meno?
blasfemia, santa Rita, principe, Carlo, corteo, corteo storico santa rita, castelvetrano
Corteo di Santa Rita a Castellammare.
Niente fanfare e niente principi.
Questo è, invece, il preambolo pomposo e vacuo che fanno sul sito ufficiale nella presentazione del Corteo di Santa Rita (che ci perdoni da lassù!):
Il sontuoso corteo storico racchiude nel suo seno le nuove coordinate della religiosità globale, e quelle della più profonda tradizione spagnola e aragonese con la Rievocazione storica dell’Investitura di Carlo d’Aragona e Tagliavia a primo principe della Città.”
Concetti troppo alti per uno terra terra come me. Il linguaggio ricercato e pomposo, poi, s'addice più a un Principe che a un sempliciotto come me o la povera Santa. Mi rimane la curiosità di sapere cosa sono queste “nuove coordinate della religiosità globaleche intimamente si intrecciano conquelle della più profonda tradizione spagnola...”.
Un popolo di devozione strutturato secondo un cerimoniale sfarzoso, che rivela tuttavia la sua interiorità in isole accese da tableaux vivant, e la sua imponenza nell’attraversamento della Città intera nel segno della Rosa Ritiana e del Magnus Siculus.” (Anche qui il francese non è mio)

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Sfavillio di ori e sfarzosi costumi

Insomma tutto un clamore di “sontuosità” “sfarzosità” e “imponenza”giusto come è consono a una santa che visse nella semplicità e nella preghiera e fece dell'umiltà un abito per la sua vita.
 
 
 
 
 
 
 
 
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Ah! Ai tempi dei Saporito e del Principe.




Ah! Ai miei tempi! È una lagna che si perpetua nei secoli, sulla base dell'idea che il passato è sempre meglio del presente. Tutti i giovani di tutti i tempi sono stati costretti a subire questa tortura dai più vecchi. Anche se non è infrequente sentire giovani ventenni pronunciarla quando parlano dei ragazzini un po' più piccoli. Fin qui tutto noto.

Ma il rimpianto dei vecchi di oggi e di ieri non si limita all'arco temporale della loro vita, piuttosto si estende come una nebulosa indistinta anche ai tempi dei loro genitori e anche molto più indietro, e, allora, si inventano improbabili età dell'oro. Castelvetrano dei Saporito, Castelvetrano del Principe, ah, che tempi quelli.


Qualche vecchio dice, fiammeggiando contro il degrado della nostra città: "Come s'è potuta ridurre in questo stato la 'Castelvetrano dei Saporito', la 'Castelvetrano del Principe' credendo e lasciando intendere che quelle fossero delle età felici.
 Si costruivano chiese, edifici, strade, ferrovie, acquedotti e così via. Queste opere si sono realizzate sotto tutti i regimi, buoni e cattivi, democratici e tirannici, nella povertà e nella ricchezza, che il 'principe' fosse una carogna oppure no. Insomma non basta che delle persone siano "importanti" perché siano celebrate come si fa con i santi.

Vincenzo Saporito fece passare la Palermo-Trapani 

da Castelvetrano e S.Nicola a Mazara. Wow.

 

Come si può dire che si stava meglio in una Castelvetrano dove i due terzi delle proprietà fondiarie appartenevano ai Saporito, gente ricca e senza scrupoli che acquisirono immensi feudi appartenenti alla chiesa per quattro denari, per le cui “mani” passavano tutte le attività economiche presenti sul territorio, dove quasi tutti facevano i braccianti per i Saporito (potete immaginare a quali condizioni economiche), dove non si muoveva foglia che non volessero i Saporito? Una città dove, caso non unico ma raro, pure i morti e i malati e gli assenti votavano per Saporito. Il barone Vincenzo Saporito non era certo un campione di etica politica e fu al centro di numerosi scandali, e l'ex sindaco di Castelvetrano Nino Saporito fu pure condannato.
Amedeo Nasalli Rocca, che fu Prefetto di Trapani, scrisse nel suo “Memoria di un Prefetto”: “Un singolare caso di dittatura in grande stile era offerto in quegli anni in una popolosa città che non nomino, da una primaria famiglia di sette fratelli. Uno di loro era consigliere provinciale, uno sindaco, uno presidente della Congregazione di Carità, uno presidente della banca locale, uno membro della Giunta Provinciale Amministrativa, uno della Commissione Provinciale di Beneficenza, e finalmente, il settimo, deputato al Parlamento"


Tutto ciò mi ricorda qualcosa. Sì, erano dei dittatorelli,  che un pugno di Castelvetranesi coraggiosi, tra i quali il fratello di mio nonno, Salvatore Melodia, e l'avvocato Giovanni Lentini, all'inizio del secolo scorso combatterono rischiando molto e perdendo talvolta i loro patrimoni per le spese di una causa intentata proprio contro i Saporito, per brogli elettorali, ma, infine, vincendo contro il sopruso."Per ciascuno dei diciotto imputati, tra cui il fratello del Saporito, Nino, ex sindaco di Castelvetrano, ex ufficiale dell’esercito e cavaliere della corona d’Italia, la pena fu della detenzione di un anno, della multa di lire mille e della sospensione del diritto elettorale e da tutti i pubblici uffici per la durata di un anno, nonché il pagamento delle spese del procedimento".Gaetano Salerno.
 Non me ne vogliano gli attuali Saporito, e soprattutto quelli che conosco e di cui posso solo dire bene, che non entrano in questo discorso.

Persino un Principe ci siamo andati a cercare nel nostro passato da commemorare e onorare, giusto come si fa con i Principi. Ché tutti sappiamo quanto fossero felici i sudditi ai tempi dei principi: una vera e propria età dell'oro. Com'era bella la vita al tempo del Principe!!! Fa sicuramente “fiaba”.
La verità è che fu un'epoca di frequenti carestie e epidemie. Fu l'epoca di quella cosa demoniaca che fu la "santa inquisizione", generata dalla mente malata di sovrani spagnoli cattolici. Un tempo in cui il fisco era in realtà un vero e proprio estorsore, in cui il popolo castelvetranese, ai tempi del D'alessi, si ribellò contro i successori del Principe, e, per ribellarsi, un castelvetranese deve essere proprio esasperato, in quel caso dalla fame. La rivolta fu violentemente repressa. Ma nonostante tutto, nell'indigenza totale del popolo, le fondazioni di chiese e conventi andavano avanti. Grandi i Principi.


Com'è stato buono il Principe a dotare casa sua (Castelvetrano) di chiese e piazza e monasteri. Il principe è legato a Castelvetrano perché lì è nato e lì è stato sepolto. Tutto qua. Per il resto durante la sua vita a Castelvetrano è venuto solo occasionalmente, di passaggio.

Era, comprensibilmente, in altre faccende affaccendato. Possedeva tanti di quei titoli e cariche che il suo biglietto da visita era in realtà un libriccino.
Era, Carlo D'Aragona, sostanzialmente, al servizio della corona Spagnola, quella che ci soggiogava e usava come avamposto nella loro guerra ai Turchi e come galline da spennare, con le esose tasse imposte dai loro esattori, i viceré, per pagare le spese militari. La sua principale preoccupazione e occupazione era quella di affinare e rafforzare le difese della Sicilia contro i Turchi, sempre a spese dei siciliani poveri. Gli Spagnoli brucavano in Sicilia, mangiavano a Napoli e divoravano a Milano.




 È stato grande: con il lavoro e i soldi degli schiavi-sudditi ( per tutte queste belle opere si tassavano sempre i cittadini, ma non la nobiltà, naturalmente) costruiva chiese e monasteri (la Chiesa gli serviva per tenere buoni i sudditi) e acquedotti. Come dire che chi ha costruito le Piramidi non sono stati gli schiavi usati a migliaia e decina di migliaia, che le hanno materialmente erette, bensì il Faraone che da una finestra con panorama si godeva lo spettacolo. Sudditi siamo e sudditi rimarremo. Ci piace sempre leccarlo ai potenti anche se sono solo personaggi storici, ormai.

 Addirittura gli dedichiamo un "corteo storico" sotto forma di "rappresentazione sacra" per onorarlo come si fa con i santi. E infatti, sciaguratamente mescolando  sacro e profano, in inglese si dice "piscari du' aceddi cu 'nna petra", il corteo è, sì, di Santa Rita da Cascia, ma è anche "l'occasione" (sic) per la sfilata della nobiltà parassita del Principe di un secolo dopo, con sbandieratori e "musici" in costumi "quattro-cinquecenteschi", forse per non fare torto ai due celebrati, una del 15° e l'altro del 16° secolo, che si conclude con l'incoronazione di Carlo d'Aragona. 

Un Principe tirato su a forza dal pozzo del dimenticatoio di un periodo lontano, e, nell'eccitazione per un così nobile passato, si è pensato bene, in sinergia con la politica, di imporre dall'alto un nome mai sentito dal popolo, di dedicargli una festa in pompa magna con la scusa della Santa Rita, e di dedicargli una piazza, col risultato che quasi nessuno ne sa il nome. Sono così ignorante che mi chiedo quale sia il legame tra una santa e un principe, vissuti, peraltro, in epoche diverse. Ma tant'è. Così è se vi pare. Tutto questo è detto senza voler mancare di rispetto alle persone volenterose e brave che lavorano per la riuscita della manifestazione, che, pare, mieta successi.
 Almeno a Marsala fanno la "via crucis" che è dedicata a un principe speciale: Gesù.


P.S.: Considerate le molteplici sensibilità e culture, mi scuso con chi non ha trovato una perfetta corrispondenza con il suo punto di vista. Chi scrive di storia, dal grande studioso all'occasionale dilettante come sono io, ha il suo punto di vista, limitato, nel mio caso, ma sicuramente in buona fede.

Così si esprime nel poscritto della sua prefazione a "Storia di un comune italiano: Castelvetrano." Il valente studioso Salvatore Sanfilippo.

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